Scomparsa di Manuela Teverini: la Procura chiede il rinvio a giudizio del marito

La donna svanì nel nulla il 5 aprile del 2000, lasciando in casa la figlioletta di quattro anni, ora maggiorenne

La Procura di Forlì ha chiesto il rinvio a giudizio di Costante Alessandri, indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere della moglie Manuela Teverini. L'uomo era già stato prosciolto dalle stesse accuse. La donna svanì nel nulla il 5 aprile del 2000, lasciando in casa la figlioletta di quattro anni, ora maggiorenne. Teverini si stava separando dal marito, che agli inquirenti riferì che quella sera si addormentò accanto alla figlia. Quando la mattina si svegliò, non trovo Manuela in camera. Il letto era intatto e in casa non mancava nulla. Nel garage però non c'era l'auto. “Ho pensato fosse scappata, come spesso aveva minacciato di fare, visto cha la sera prima avevamo avuto una discussione”, dichiarò Alessandri. Poche ore dopo, però, uno dei fratelli di Manuela Teverini trovo la sua Fiat parcheggiata vicino alla stazione di Cesena. E di Manuela, da quella sera del 5 aprile, nessuna notizia.

L'arresto nel 2002

Nel dicembre del 2002 il marito fu arrestato per omicidio e occultamento di cadavere. Fu condotto in carcere a Forlì, dove rimase per circa un mese. In un’intercettazione parlò dell’omicidio della moglie con la prostituta che frequentava: ma davanti agli investigatori disse che lo aveva fatto per provocarli, visto che sapeva di essere intercettato. Ad aggravare la posizione del marito la presenza di un’assicurazione sulla vita stipulata da Manuela poco prima. Venne però scarcerato in quanto gli esiti sulla ricerca del cadavere nei pressi dell’abitazione di Capannaguzzo diedero esito negativo. La figlia, ora ventenne, ai microfoni di “Chi l’ha visto” aveva chiesto la riapertura del caso: “Voglio tutta la verità”, disse la giovane.

L'inchiesta bis

E la Procura lo ha riaperto, con un primo sopralluogo effettuato nell'area dell'abitazione di Franco Alessandri, fratello di Costante.  Gli investigatori perlustrarono anche un appezzamento di terreno nei pressi dell'abitazione del marito della scomparsa coi cani molecolari specializzati nella ricerca di resti umani, e col georadar in dotazione alla Polizia Scientifica di Roma. Con un escavatore venne realizzato un buco di circa una trentina di metri nel suo punto più largo, profondo 2-3 metri. Ore e ore di lavoro sotto una pioggia scrosciante per verificare quanto i cani specializzati avevano “fiutato”.

Lo scavo era stato esteso nei pressi di una vasta sterpaglia. Inoltre erano state battute nuovamente alcune pertinenze della casa di Costante Alessandri. In un capannone adibito a ricovero agricolo, del fratello Franco, i detective guidati all'epoca dall'ex dirigente della Mobile di Forlì-Cesena Claudio Cagnini, avevano ispezionato il terreno, mentre anche le abitazioni avevano ricevuto la “visita” della Scientifica della Polizia. Fu scandagliata anche una vecchia cava di argilla a Bagnarola. E ora la Procura di Forlì ha annunciato di avere chiesto il rinvio a giudizio per Alessandri.

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