Angeli (Pli): "Eliminare la burocrazia per ripartire"

è un campo in cui sarebbe possibile intervenire subito con drastici cambiamenti, molti a costo zero ed altri addirittura con un sensibile risparmio di spesa

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

La situazione economico finanziaria torna drammatica, accentuata oggi in ampie parti della nostra regione anche dalla calamità naturale del terremoto, e tutti si lanciano a proporre ricette che sembrano più dettate dal panico che dal ragionamento. Qualcuno, che evidentemente dimentica d’essere stato per anni al governo fino a pochi mesi fa, dichiara che per ridurre il debito è necessario svendere i beni immobiliari dello stato. A nostro avviso se il segretario nazionale del Pdl Alfano vuol provare risvegliare dalla catalessi il suo partito forse deve studiarsi qualcosa di un po’ più originale dell’ovvio, e magari spiegare come mai quando era al governo non ha fatto nessuna delle cose che predica oggi.

Che lo stato debba disfarsi di gran parte del suo patrimonio immobiliare infatti siamo tutti d’accordo, che debba farlo oggi, nel momento in cui il mercato è il più sfavorevole possibile, può essere opinabile. Così come è ovvia e accettata da tutti la ricetta di ridurre la spesa pubblica per alleviare la pressione fiscale, ma come fare? Da cosa partire? C’è un campo in cui sarebbe possibile intervenire subito con drastici cambiamenti, molti a costo zero ed altri addirittura con un sensibile risparmio di spesa, una azione che porterebbe immediato sollievo al mondo imprenditoriale e del lavoro in genere ed è la drastica riduzione degli apparati burocratici pubblici di stato, regioni, province e comuni, spesso con notevoli e ridondanti sovrapposizioni.

La burocrazia in Italia costa alle imprese almeno tanto quanto le tasse e la regione Emilia-Romagna è stata negli ultimi decenni una vera fucina di burocrazia, con una produzione di leggi ipertrofica. La nostra regione è infatti intervenuta legiferando su tutto, spesso in sovrapposizione ed addirittura in concorrenza con lo stato centrale. L’eccesso di leggi porta poi ad un moltiplicarsi automatico ed incontrollabile degli apparati burocratici, ad un aumento esponenziale dei costi per la pubblica amministrazione ed un altrettanto smisurato aumento di intoppi, impegni, adempimenti e costi per le imprese.

Il PLI consiglia di cominciare abolendo tutte le leggi regionali nei settori già normati a livello nazionale evitando anche conflitti e sovrapposizioni che spesso rendono anche confuso il quadro legislativo a cui fare riferimento. Le normative sismiche sono un esempio perfetto di quel che volgiamo intendere. In questo campo la regione Emilia-Romagna ha legiferato fino all’eccesso e dalle cronache di oggi ci rendiamo conto come questa moltiplicazione normativa non è servita ad evitare danni, disastri e lutti. Le leggi in materia già vigenti a livello nazionale sarebbero state sufficienti, magari se applicate adeguatamente con un monitoraggio sistematico degli edifici
pubblici, storici e a particolare rischio come le scuole. La ricetta liberale, sia per affrontare le calamità che per fronteggiare la crisi, è quindi meno burocrazia e meno leggi, ma applicate con rigore, giudizio e buon senso.

 

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