Accesso alle prestazioni sanitarie, le riflessioni di Tiziana Lugaresi

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

Le risposte dei vertici dell'AUSL Romagna ci sono state ma non tali da farci comprendere a pieno i meccanismi che regolano l'accesso alle prestazioni sanitarie. Si tratta di un tema che continua ad apparire complesso , quando invece una maggiore chiarezza ed uniformità nelle procedure sarebbero a questo punto dovute, vista l'unificazione delle ausl nell'unica grande AUSL Romagna, e la relativa propaganda che se n'è fatta. Resta ancora da capire infatti quali vantaggi ne siano derivati fino ad ora ai cittadini-utenti da questo tipo di riorganizzazione. A quelli non paganti per intenderci. Il caso dell'ecocolordoppler agli arti inferiori rappresenta semplicemente un esempio ( che tante sarebbero le esperienze da raccontare) di come il quadro sia confuso nei metodi e negli obiettivi e che ben poco abbia a che vedere con un'efficace politica di contrasto all'eccesso di indagini diagnostiche. Questo fantomatico esame considerato, come abbiamo appreso, nell'ambito degli Ospedali Bufalini e Pierantoni di 2° livello e pertanto prescrivibile solo dallo specialista (mentre rimane stranamente di 1° livello, se eseguito nelle strutture pubbliche più periferiche di Modigliana e SanPiero, od in quelle private accreditate), è invece perfettamente fruibile direttamente tramite Cup presso l' Ospedale di Ravenna od in quello di Rimini, dove non c'è questione di agende chiuse o aperte o di livelli primo o secondo. Si prenota e basta.

Evidentemente in una realtà come la nostra i bisogni di salute quotidiani dei cittadini e gli iter per accedere alle prestazioni, fatti di attese e di infinite ore perse , sono di secondo piano , giacchè mai se ne parla a livello istituzionale, se non in risposta ad una qualche lamentazione, con l'abusata formula del tutto sotto controllo. Per questo forse è il caso che la società civile si riappropri del proprio ruolo, nella gestione e valutazione del Sistema dei Servizi Sanitari che, come sancito a termini di legge, dovrebbe essere fondato sull'ascolto e sull'interlocuzione continua con i cittadini. Tanto più oggi che si profilano all'orizzonte tali importanti cambiamenti destinati ad improntare la sanità locale cesenate per i prossimi decenni. Una specie di rivoluzione che porterà, secondo i pubblici decisori, a partire dalla costruzione del nuovo ospedale, al posto dell'ormai declassato ed irrimediabilmente superato Bufalini, ad un futuro sfolgorante per la nostra sanità, fatto di innovazione tecnologica ed accessibilità viaria, tanto da richiamare pazienti da ogni dove. Mentre l'area del vecchio ospedale, giusto per dare una pennellata di ecologia a tutta l'operazione, verrà in gran parte utilizzata a parco, come anticipato dall'Assessore competente.

Senza però minimamente accennare che una bonifica di tale portata e complessità, comporterà spese stratosferiche e tempi biblici, prima di potervi far crescere un albero. Spese che andranno ad assommarsi agli enormi investimenti pubblici che la costruzione del nuovo ospedale, fagociterà, per decenni almeno. Una voragine senza fine. Ma il ragionamento è anche un altro: se l'Ospedale Bufalini che ha 50/ 60 anni è già da demolire , che dire allora di tutti gli altri ospedali storici della regione e non solo. L'Ospedale Sant'Orsola di Bologna ad esempio. E' senza ombra di dubbio oggi, così come è sempre stato, un polo sanitario, oltrechè universitario di eccellenza, a cui, da ogni parte d'Italia la gente fa riferimento per la cura delle patologie più complesse, ma anche per le prestazioni di primo livello, con tempi di attesa spesso inferiori a quelli degli ospedali locali. Eppure si tratta di vecchio nosocomio, molto più vecchio del Bufalini, sicuramente carente sul piano strutturale e dell' antisismica e con un'accessibilità stradale terrificante. Eppure nessuno si sogna di mettervi le ruspe per abbatterlo e di costruirne uno nuovo, più moderno ed adiacente all'autostrada. Che cosa è allora che rende un Ospedale più rispondente ai bisogni di salute della collettività? . Interroghiamoci.

Tiziana Lugaresi

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