Ausl unica, le critiche di Marcatelli: "Si rischia una burocrazia paralizzante"

"Evitare (compito quasi impossibile) che esploda una burocrazia invasiva e fagocitante ad altissimo potenziale di inefficienza"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

Il modello di organizzazione dei servizi sanitari che dal 1992 definiamo azienda, illudendoci sul suo essere tale, ha subito nel tempo una vera e propria modificazione genetica.

Le Aziende Sanitarie oggi appaiono tendenzialmente indifferenti al loro finalismo istituzionale (la salute), e sono scarsamente orientate verso la dimensione dell’efficacia, senza la quale in sanità non c’è efficienza che tenga. Ha prevalso, cioè, nel corso degli anni, l’interpretazione di chi ha pensato solo a riportare in pareggio i bilanci, costruendo un assetto direzionale che ha consentito ai decisori politici di invadere la sfera gestionale della sanità, al fine di promuovere e mantenere uno stretto e capillare controllo del consenso, piegando alle esigenze della cattiva politica quelle della buona gestione. A questi interessi è stato spesso subordinato il riconoscimento del merito e delle competenze professionali anche mediche,comprese le nomine dei primari, come i casi di cattiva sanità di Cesena, in questi giorni sui giornali, purtroppo insegnano.

Qualcuno si meraviglia perché oggi, dopo otto mesi dalla nascita, tutta l’attenzione del partito dominante e del management strategico è ancora impegnata a definire gli assetti direttivi di quel grande scatolone vuoto che è l’ASL unica della Romagna? E ci si sorprende perche ci saranno decine di nuovi dirigenti con sdoppiamenti e creazioni di nuovi posti di coordinamento ,e che questo lavoro di ricerca avvenga nel chiuso delle stanze del potere, dove vanno “cencellinati” (neologismo dal manuale Cencelli) con grande attenzioni i posti di potere per non scontentare nessun padrino?

Il compito del Direttore generale è francamente improbo.

Deve far nascere un sistema iperprogrammato ed ipercomplesso, fondendo gruppi di diversa provenienza aziendale (e come avviene in tutte le aziende che si fondono un gruppo sarà predominante, quello da cui proviene il DG, non per campanilismo, ma per conoscenza diretta delle persone); deve evitare (compito quasi impossibile) che esploda una burocrazia invasiva e fagocitante ad altissimo potenziale di inefficienza; deve bilanciare la centralizzazione del controllo con l’autonomia gestionale periferica, comunque indispensabile (impossibile governare tutto dal centro); per far questo deve aumentare, come sta facendo, il management intermedio e le sovrastrutture, il che aumenta le tensioni organizzative verticali e orizzontali e allontana sempre più la popolazione dall’”azienda”; e deve far condividere progetti decisioni e obiettivi, per evitare lo stallo strategico. E tutto questo sotto lo stretto controllo del PD.

Questa è la realtà, un progetto immaturo partorito dalla volontà del PD; altro che la retorica delle semplificazioni e delle illusioni diffuse a piene mani dal nostro Sindaco in ossequio alle decisioni regionali, seguendo le quali ha repentinamente cambiato parere sul Direttore Generale (“faccio parte di quella scuola di pensiero che ritiene che il DG non possa provenire da nessuna delle quattro aziende” aveva detto due giorni prima della nomina), cambiamento che poi gli è successo un’altra volta quando dal giorno alla notte è diventato renziano. E aspettiamocene altri!

Che dire poi dei mitici risparmi? Per ora scompaiono tre DG, ma crescono a dismisura i direttori intermedi. E quindi i costi. Ci saranno risparmi chiari, consistenti e motivati? Si, ma saranno solo quelli legati alla riduzione dei servizi sul territorio, alla loro concentrazione e alla messa in “mobilità” dei pazienti facendo prevalere gli interessi dell’economia su quelli sociali. L’apparato dirigenziale continuerà a crescere a dismisura.

Ma è imbarazzante anche il comportamento delle mosche cocchiere sindacali e “culturali” locali, che hanno spinto senza criterio perché questo progetto immaturo partisse subito. Si stanno già lamentando del fatto che l’AUSL non fa sapere nulla, e che quindi loro non possono aiutarli, e che si è partiti col piede sbagliato, che bisogna invertire la rotta, e amenità del genere.

Invece noi come opposizioni, che sappiamo bene quello che sta succedendo, avendolo previsto da tempo, ed esposto tante volte nelle commissioni, nei consigli comunali e nei convegni, continueremo a fare la nostra parte istituzionale con l’analisi, il controllo, la denuncia, se necessaria, e le proposte.

Tommaso marcatelli

Coalizione LIBERACESENA - responsabile del dipartimento SANITA’ e WELFARE

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