Crisi, segnali positivi: un 2013 a gonfie vele per il settore delle calzature

Si conferma positivo il quadro per il sistema distrettuale dell’Emilia Romagna che nel 2013 registra una crescita delle esportazioni del +3,6%, raggiungendo così i 10,9 miliardi di euro, nuovo massimo storico

Si conferma positivo il quadro per il sistema distrettuale dell’Emilia Romagna che nel 2013 registra una crescita delle esportazioni del +3,6%, raggiungendo così i 10,9 miliardi di euro, nuovo massimo storico. Sono questi i principali dati che emergono dal Monitor dei distretti industriali dell’Emilia Romagna curato dal Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo per Carisbo, Cariromagna e Banca Monte Parma.

Tassi di crescita a doppia cifra si osservano nei distretti delle calzature di San Mauro Pascoli (+14,1%) e di Fusignano-Bagnacavallo (+27,5%). Più contenuto l’incremento per le macchine per il legno di Rimini (+0,2%). Segni meno anche per i mobili imbottiti di Forlì (-5,4%), l’abbigliamento di Rimini (-5,3%) e l’ortofrutta romagnola (-2,7%).

Ancora una volta ha evidenziato una crescita più sostenuta l’export verso i nuovi mercati (+7,2%), in particolare Turchia, Cina (compresa Hong Kong) e Ucraina, grazie agli ottimi risultati del distretto delle macchine per l’imballaggio di Bologna. Gli scambi sono aumentati però anche sui mercati avanzati (+1,5%), trainati dal brillante andamento delle vendite negli Stati Uniti dei distretti delle piastrelle di Sassuolo e del lattiero-caseario parmense. In difficoltà invece le esportazioni in Germania, dopo il boom del 2012, e in Russia, che sconta il rallentamento del distretto dell’abbigliamento di Rimini.

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E’ proseguito nei primi due mesi del 2014 il calo del ricorso agli strumenti di integrazione salariale, sia per i distretti tradizionali che per i poli tecnologici regionali. Nonostante il ridimensionamento delle ore di cassa integrazione guadagni autorizzate i livelli sono storicamente elevati a conferma di un quadro ancora fragile del mercato del lavoro, soprattutto per le imprese meno internazionalizzate e che scontano la debolezza della domanda interna.”

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