Appello di Cna Benessere e Sanità: "Segnalateci i casi di illegalità"

Cna Benessere e Sanità Forlì-Cesena ha diffuso una campagna di comunicazione per sensibilizzare sui rischi che comporta l’abusivismo nell’ambito delle attività del benessere e della sanità

Cna Benessere e Sanità Forlì-Cesena ha diffuso una campagna di comunicazione per sensibilizzare sui rischi che comporta l’abusivismo nell’ambito delle attività del benessere e della sanità. Lo slogan della campagna è “Vittima di un abusivo” - esordisce Remo Ruffilli, responsabile di Cna Benessere e Sanità Forlì-Cesena -. Parole forti pensate per attirare l’attenzione su un tema spesso preso sottogamba. Parole che invece si sono tradotte in realtà".

"Al di là del caso di cronaca certamente grave ma che ci auguriamo destinato a rimanere isolato, il vero problema è che in questi settori le situazioni di illegalità più o meno gravi sono sempre più diffuse - evidenzia Ruffilli -. Con rischi che non sono banali per la salute dei pazienti-clienti. Tutti fenomeni che si inaspriscono  con l’acuirsi della crisi economica. Se guardiamo in particolare all’abusivismo in ambito sanitario, troviamo attività, come il settore massofisioterapico, dove le attività in regola e in possesso dei requisiti professionali soccombono numericamente ai praticanti irregolari. È difficile quantificare il fenomeno ma, per quanto riguarda i fisioterapisti si stima che, su 100 che lavorano in regola ce ne siano 200 di abusivi".

"Questi soggetti non solo danneggiano la collettività, dal momento che non pagano nessuna tassa, ma spesso mettono a repentaglio la salute dei loro clienti - aggiunge il responsabile di Cna Benessere e Sanità -. I rischi che si corrono affidandosi a soggetti senza titoli e senza professionalità, che operano in ambienti non regolari dal punto di vista igienico sanitario, non vanno sottovalutati: dermatiti e altre malattie della pelle, epatiti o AIDS, traumi muscolari e danni ai capillari causati da massaggi non professionali. Massima attenzione a chi attraverso qualifiche non riconosciute o abilitanti svolge in maniera impropria una attività, cioè “esercizio abusivo della professione”. La mancanza di percorsi formativi specifici, che la legge impone, permette a chi utilizza tali attestati di muoversi senza chiare delimitazioni di ambiti, non garantendo così agli utilizzatori correttezza deontologica e professionale".

"Se poi entriamo nel campo della mistificazione vera e propria dei titoli, come nel caso del finto “dietologo e fisioterapista”, che ha irretito psicologicamente le persone per poi approfittarne anche fisicamente la situazione diventa insostenibile - continua Ruffilli -. Una corretta professionalità in queste attività tiene in considerazione anche e soprattutto la condizione del paziente, sia morale che psicologica. Con alla base l’attenzione non solo verso il problema posto, ma verso la cura della dignità umana. Ecco che allora l’utente di una prestazione professionale o di servizio, qualora ravveda metodi impropri o lesivi, può e deve segnalare la cosa".

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"Rivolgendosi a persone non legalmente abilitate non si possono ottenere garanzie di nessun tipo - aggiunge Ruffilli -. Benessere e Sanità è impegnata più che mai in questa lotta, si rende disponibile a raccogliere, valutare e inoltrare qualsiasi segnalazione possa rivelare irregolarità, a tutela delle imprese e dei professionisti, ma anche dei diritti dei cittadini. S"tigmatizza fortemente l’accaduto che non deve danneggiare nella loro credibilità professioni formate invece da persone serie e preparate.

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