Lunedì, 21 Giugno 2021
Cronaca

Di Giacomo reo confesso anche davanti al gip, per il pm "omicidio premeditato". Difesa verso la perizia

Il fermo è stato convalidato con la conferma della custodia cautelare in carcere. Contestata la premeditazione e i motivi futili. Difesa pronta a chiedere una perizia psichiatrica

Dopo la confessione la vicenda legale dell'omicidio alle "Vigne" si gioca anche e soprattutto sull'aspetto della premeditazione. 

Lunedì mattina, Giuseppe Di Giacomo, il 65enne reo confesso ha sostanzialmente confermato la sua versione davanti al gip del tribunale di Forlì Giorgio Di Giorgio. Il fermo è stato convalidato con la conferma della custodia cautelare in carcere. Il pm Laura Brunelli ha contestato sia i motivi futili sia la premeditazione per l'omicidio del 49enne Davide Calbucci. 

La veglia di preghiera

Un aspetto importante è proprio quello del coltello. Il 65enne ha riferito al gip di non averlo addosso al momento del fatto ma di averlo afferrato dal cestino della bici in uno scatto d'ira. Di Giacomo ha ripetuto la versione di essere solito utilizzarlo per raccogliere erbette selvatiche cercando di allontanare lo spettro della premeditazione. Martedì alle ore 12 è prevista l'autopsia sul corpo della vittima. Il difensore del 65enne, l'avvocato Filippo Raffaelli, ha già fatto sapere di essere intenzionato a chiedere una perizia psichiatrica sul suo assistito. Un fatto abnorme quello accaduto sabato mattina, con Di Giacomo, riferisce il legale "che non ricorda molti aspetti" quasi fosse con la mente totalmente annebbiata in quei concitati momenti.

avvocato filippo raffaelli-3

Intanto non si fermano le indagini del Commissariato di Cesena sul drammatico omicidio che si è consumato sabato mattina al parco delle Vigne di Cesena. Se, infatti, la gran parte della vicenda è ormai chiara e sostanzialmente oggetto di confessione da parte dell'omicida, che nell'interrogatorio in carcere si è dilungato sulle molteplici occasioni in cui in passato c'erano stati screzi col condomino che a suo dire l'avrebbero portato all'esasperazione -, dall'altra gli investigatori intendono passare al setaccio la versione del 65enne.

La tristezza degli amici del parco

Al di là delle diatribe ormai note tra i due vicini di casa, Di Giacomo si è soffermato sulle offese che anche quel sabato mattina Calbucci gli avrebbe rivolto. "Mi ha detto che sono un molestatore". Un'accusa  falsa, secondo il 65enne, che sarebbe stata la miccia che ha acceso la lite sfociata in omicidio. I rapporti erano diventati più tesi negli ultimi due giorni fino all'ultimo incontro che si è rivelato purtroppo fatale per Calbucci.

La questione del coltello è ovviamente decisiva per valutare la premeditazione. E' il coltellaccio da macelleria l'oggetto su cui ora si appuntano maggiormente le attenzioni. Di Giacomo sostiene che lo avrebbe afferrato in un impeto d'ira. Tuttavia per gli investigatori non appare come un coltello adatto a quel genere di “raccolta”, essendo un coltello da macelleria. Ma in più ci sarebbero testimonianze che non indicano un ritorno alla bici per prendere l'arma, come se lo avesse addosso. Una sequenza di azioni, insomma, che non collima con la versione del reo confesso e che farebbero propendere verso una premeditazione dell'assassinio, per quanto resti sicuramente non studiato dato l'orario, il luogo scelto e la presenza cospicua di testimoni. Saranno anche le indagini, che non si fermano, a chiarire quest'ulteriore episodio.

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