Lotta all'obesità: le buone abitudini di vita si apprendono fin dall’infanzia

Scopo della ricerca, quello di favorire attraverso un intervento educativo, rivolto a 200 bambini di 3 anni frequentanti 8 scuole d’infanzia di Cesena, l’adozione di 4 comportamenti protettivi contro il rischio obesità, indicati dall’acronimo 5210

Le buone abitudini di vita si apprendono fin dall’infanzia. Una conferma ulteriore arriva dai risultati definitivi di una ricerca cesenate recentemente pubblicata sulla prestigiosa  rivista scientifica International Journal of Obesity. Il gruppo di ricerca dell’Ausl Romagna è stato coordinato dal dottor Maurizio Iaia, pediatra di comunità, nell’ambito del progetto “5210 Messaggi in codice per crescere in salute” promosso dalla Pediatria di Comunità di Cesena, con il sostegno di Orogel e la collaborazione dei Pediatri di famiglia, delle Scuole d’infanzia del Comune di Cesena e della Uisp.

Scopo della ricerca, quello di favorire attraverso un intervento educativo, rivolto a 200 bambini di 3 anni frequentanti 8 scuole d’infanzia di Cesena, l’adozione di 4 comportamenti protettivi contro il rischio obesità, indicati dall’acronimo 5210: cinque porzioni al giorno di frutta e verdura; due o più ore al giorno di gioco attivo all’aperto; non più di un’ora al giorno di esposizione al video; zero bevande zuccherate. Per poter confrontare gli eventuali cambiamenti prodotti nel tempo, è stato previsto anche un “gruppo di controllo” (senza intervento) composto da bambini con caratteristiche simili al primo gruppo. L’intervento ha avuto la durata di 6 mesi ed ha coinvolto allo stesso tempo sia i genitori, mediante due sedute di counseling motivazionale condotte dai pediatri di famiglia e dalle infermiere pediatriche territoriali, sia i bambini grazie all’impegno degli educatori delle Scuole dell’infanzia che hanno realizzato a scuola una serie di attività didattiche mirate.

A distanza di uno e due anni, i ricercatori hanno valutato i cambiamenti comportamentali dei bambini nel contesto domestico. “Una rigorosa analisi statistica – spiega Maurizio Iaia - ha dimostrato che diversamente  dalla fase iniziale in cui non erano emerse differenze fra i due gruppi, si sono poi evidenziati importanti risultati positivi nei bambini sottoposti all’intervento. In particolare, il punteggio comportamentale complessivo, derivante dalla somma dei 4 comportamenti 5210, è risultato ottimale nel 48.4% dei bambini del gruppo intervento rispetto al 28% del gruppo controllo. Tale effetto era evidente nei figli di donne con titolo di studio medio/alto (più di 8 anni di scolarità come risultava nell’80% delle mamme), mentre non è emersa differenza in caso di bassa scolarità”. “L’analisi di ciascun singolo comportamento – continua il dottor Iaia - ha evidenziato che una percentuale significativamente più elevata di bambini del gruppo intervento consumava a due anni di distanza 4 o più porzioni al giorno di frutta e verdura (19.9% contro il 9.5% dei bambini di controllo), non consumava bevande zuccherate (90.7% contro il 78.6% dei bambini di controllo) e svolgeva 2 o più ore al giorno di gioco attivo (differenza evidente ad un anno di distanza dall’arruolamento  ma non più a 2 anni), mentre il tempo di esposizione alla tv non è risultato diverso fra i due gruppi”. 

Un’analisi statistica multilivello ha consentito di escludere che alcuni fattori confondenti come una pre-esistente condizione di obesità nei bambini o nelle madri e il genere maschile/femminile dei bambini abbiano influenzato gli effetti osservati, e di confermare invece che la paternità dei cambiamenti  era attribuibile agli effetti specifici dell’intervento educativo in quanto tale. Per quanto riguarda le variazioni nella percentuale di grasso corporeo misurata con il calcolo del Bmi e nella prevalenza di sovrappeso/obesità dei bambini non si sono evidenziate differenze significative fra i 2 gruppi nel confronto prima-dopo intervento, come era del tutto prevedibile in linea con i risultati della ricerca scientifica trattandosi di un intervento di intensità non elevata. “Nonostante ciò – conclude il dottor Iaia - la tendenza a presentare  un’eccessiva velocità di incremento di peso è risultata più bassa  nei bambini del gruppo intervento rispetto al gruppo controllo”. Questo risultato, che depone a favore di un rischio minore di sviluppare successivamente obesità, evidenzia risultati promettenti nel promuovere stili di vita salutari in età prescolare.

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