La "banda delle spaccate"? Era formata da studenti e giovani della porta accanto

Arresti convalidati e obbligo di dimora nel Comune di Cesena con il divieto di uscire da casa di sera e di notte: è la misura preventiva presa dal gip

Arresti convalidati e obbligo di dimora nel Comune di Cesena con il divieto di uscire da casa di sera e di notte: è la misura preventiva presa dal gip Monica Galassi del Tribunale ordinario di Forlì in attesa del processo per direttissima che si terrà nel mese di maggio nei confronti dei due maggiorenni, appena ventenni, componenti della banda sospettati delle “spaccate” in farmacie. Per gli altri due, che sono 17enni, invece, il giudizio seguirà un iter diverso presso il Tribunale dei Minorenni di Bologna.

Gli investigatori del Commissariato di Cesena alle 4 di notte tra giovedì e venerdì hanno arrestato i quattro giovani in flagranza, subito dopo l'ennesima “spaccata” ai danni di una farmacia, la 'Mercuriali' di Savignano. Con un tubo innocente avevano mandato in frantumi la vetrata della porta e una volta dentro hanno attaccato - ma senza successo dato che erano blindate - le casse per prendere il fondo cassa. Ma fuori hanno trovato la Polizia pronta ad accerchiarli e arrestarli. I detective da settimane stavano effettuando un'attività mirata con numerose pattuglie in borghese in zona. Un'attività che ha dato i suoi frutti e per la quale sono arrivati anche i complimenti del sindaco di Cesena Paolo Lucchi.

Le indagini

Le indagini ora sono ancora serrate. Questo tipo di furto – che ormai era diventato l'incubo dei farmacisti – si è verificato una decina di volte negli ultimi due mesi nel territorio cesenate, quasi in fotocopia. La Polizia effettuerà scrupolosi riscontri rispetto al materiale raccolto nei furti precedenti, in primis le immagini delle videocamere, per verificare se fattezze e vestiti corrispondono a quelli della banda  finita in manette e capire se hanno colpito altre volte e quante.

Giovani della porta accanto

Ma cosa spingeva quattro giovani dai 17 ai 20 anni, stranieri tutti residenti a Cesena, a compiere questi raid dove sul furto (che spesso frutta poche centinaia di euro) prevale un vero e proprio atto di furia vandalica (la distruzione a calci o con oggetti-ariete delle vetrine)? Da quello che emergerebbe dagli ambiente investigativi non siamo di fronte alla tipologia di malvivente tipico di questo genere di furto, che di solito sono ladri solitari, senza fissa dimora, spesso irregolari e che vivono ai margini della società e poco hanno da perdere nel compiere furti così “rozzi” (tanto rumore e rischio per un magro bottino). Da quello che emerge, invece, i quattro finiti in manette sarebbero in alcuni casi studenti di scuola superiore, in altri disoccupati, ma comunque tutti inseriti in contesti famigliari apparentemente “normali” e radicati in città. Solo per uno di loro è stato evidenziato un precedente penale, gli altri erano incensurati. Insomma, i ragazzi della porta accanto, che avrebbero rubato come “integrazione” della “paghetta”.

Senza fare di tutta l'erba un fascio, perché ci sono tantissimi bravi ragazzi - secondo l'idea che filtra dagli apparati investigativi, ma che prescinde chiaramente dalla valutazione giuridica dei reati – ci troviamo di fronte ad uno di quei casi, che purtroppo sempre più spesso emergono dalla cronaca, di degrado culturale che non avverte più il disvalore dell'atto illecito, prima ancora che come rischio di subire un'azione repressiva del braccio della legge proprio dal punto di vista morale. 

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