"Vi racconto come si suona in streaming": la musica di Ugo Fagioli contro il Coronavirus

Il cantautore cesenate è stato tra i primi a raccogliere la sfida dei "live a distanza". "Non è un concerto, ma un'ottima scusa per stare a casa e tenersi compagnia"

Subito dopo le prime ordinanze per il contenimento del Coronavirus e la cancellazione di concerti e spettacoli, è nata l'esigenza di reagire al panico e alla paura che si stava diffondendo. Così dalla mente dell'emiliana Alice Mazzoni si è formata l'idea del festival Musica contro il Corona Virus, un'iniziativa che permette di ascoltare concerti in streaming tramite i link presenti su Facebook. Una piattaforma, chiamiamola così, che ha subito radunato un buon numero di band e artisti. Fra questi, uno dei primi ad esibirsi dal vivo "a distanza" è stato il cantautore cesenate Ugo Fagioli.

Anche Ugo, come molti altri musicisti italiani e non solo, ha dovuto cancellare più date live a causa delle restrizioni per gli eventi pubblici, ma ha trovato nel concerto in streaming una nuova via per tenersi in contatto con il pubblico.

Ugo, cosa puoi raccontare del tuo live in streaming? Com'è nata questa esperienza?

Conosco Alice Mazzoni (che insieme ad altre persone ha dato vita al festival Musica contro il Corona Virus, ndr) dai tempi del Rockin1000 e siamo sempre rimasti in buoni rapporti. E' stato naturale appoggiare la sua idea. Confesso che inizialmente avevo qualche dubbio, perchè il nome non è tanto bello, ma mi sono fidato di lei e poi il messaggio di questa iniziativa mi piaceva moltissimo. Io le ho sempre fatt le dirette. Sono un'arma in più per combattere panico e psicosi.

Era il tuo primo concerto in streaming?

Avevo già fatto delle performance live in streaming, ma mai così lunghe.

Che sensazione hai provato? 

Non è un concerto, intendiamoci. E' uno stare insieme anche se siamo lontani, un'ottima scusa per stare a casa e tenersi compagnia. Ero da solo, quasi come provare la scaletta, però è stato bello perché c'era interazione. Grazie ai commenti dei fan su Facebook sono riuscito a sistemare alcune cose, perché io non capivo come si sentisse la musica dall'altra parte. Per esempio, all'inizio la chitarra era un po' alta e rimbombava, allora chi seguiva la diretta mi ha scritto e ho abbassto il volume.

Come ti sei preparato a questa performance? E' stato come per un live convenzionale?

No, in realtà l'ho interpretato come una sorta di "chitarra da spiaggia", quando suoni canzoni in acustico e la gente ti sta ad ascoltare. Avrei voluto fare un live completo con tutta la band ma purtroppo non si poteva.

Hai in programma altri concerti "a distanza" in questo periodo di quarantena?

Perché no? Siccome non presenterò il mio nuovo brano dal vivo (avevo in programma un concerto a Savignano), lo farò in streaming venerdì 13 marzo. Suonerò "Crampi": il titolo è una metafora che ho utilizzato per raccontare la paura di un sogno che non volevo fare e che combattevo non dormendo, fino a farmi venire dei "crampi agli occhi". Avrei voluto farlo sul palco, una bella presentazione con tanto di video. Cercherò di mettere una base con basso e batteria per poi suonare dal vivo la chitarra e cantare.

Pensi di esibirti in streaming anche una volta passata l'emergenza Coronavirus?

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Assolutamente sì, continuerò a farlo. L'ho già fatto e mi sono divertito, anzi forse lo farò ancora di più. Non dico che il futuro sarà quello, perché il futuro sarà ancora prendere la macchina, fare chilometri e chilometri per vedere nuove band e passare una bella serata. Quello è il concerto. L'esperienza dello streaming è uno stare insieme per sconfiggere questa situazione allucinante. Mi piace interagire con chi mi segue. 
Mi auguro che passata la crisi la gente andrà ad ancora più concerti di prima. E spero anche che le istituzioni vadano a tutelare tutto il mondo dello spettacolo, attorno al quale non lavorano solo gli artisti sul palco, ma anche tutta una serie di tecnici che spesso non vengono considerati.

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