Caccia, uccelli torturati per farne richiami vivi? I Verdi contro la Provincia

Non si placa la polemica sui richiami vivi, per i Verdi "finanziati" coi soldi pubblici, ma non secondo la Provincia, che invece nega questa circostanza. "Il presidente-cacciatore Massimo Bulbi per l'ennesima volta interviene a difesa dei cacciatori"

Non si placa la polemica sui richiami vivi, per i Verdi “finanziati” coi soldi pubblici, ma non secondo la Provincia, che invece nega questa circostanza. “Il presidente-cacciatore Massimo Bulbi per l’ennesima volta interviene a difesa degli interessi, anche economici, della lobby venatoria con una smentita che non smentisce un bel nulla”, commenta così la consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo.

“Dire che la Provincia non finanzia la cattura degli uccelli da utilizzare come richiami vivi nella caccia perché “tanti soldi entrano e tanti soldi escono” e quindi, da un punto di vista contabile, l’esborso di denaro pubblico sarebbe soltanto una partita di giro non rappresenta una smentita.”

“Ricordo al presidente-cacciatore e a tutti i suoi colleghi di hobby – continua la consigliera Meo – che la fauna selvatica, secondo le leggi vigenti, è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell'interesse della comunità nazionale ed internazionale. E’ finito il tempo in cui gli animali selvatici erano considerati “res nullius”, cosa di nessuno, oggetti dei quali chiunque, sebbene secondo determinate regole, poteva disporne. L’ammontare che paga il cacciatore per acquisire il richiamo vivo, quindi, non è un rimborso, ma un onere di concessione di un bene pubblico e l’Ente che lo incassa non è obbligato a “restituirlo” ai gestori dei roccoli.”

“Inoltre, l’Unione europea ha vietato la cattura di animali con reti, consentendo agli Stati membri di derogare al divieto soltanto per piccole quantità di determinate specie di uccelli, in condizioni rigidamente controllate e in modo selettivo. Se non soddisfa tali condizioni, l'impiego degli uccelli da parte della caccia ricreativa non può, in ogni caso, essere considerato come un impiego misurato e, pertanto, lecito ai sensi della direttiva comunitaria e quindi si incorre in una sanzione dell’Ue che pagano tutti i cittadini.”

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“Per quanto riguarda i controlli e gli scrupolosi adempimenti a cui sarebbero soggetti gli uccellatori – conclude l’esponente ecologista – mi è sufficiente citare quanto riportato dall’ultima delibera regionale in materia (n. 1052 del 30 luglio 2013) secondo cui nel 2012 le tre Province interessate hanno effettuato la clamorosa cifra di un controllo all’anno per impianto.”

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