I Verdi: "56.000 euro pubblici per torturare gli uccelli". La Provincia: "Falso"

La Provincia di Forlì-Cesena spenderebbe quasi 56.000 euro per allevare e distribuire i "richiami vivi" per i cacciatori. Soldi pubblici spesi per la caccia

La Provincia di Forlì-Cesena spenderebbe quasi 56.000 euro per allevare e distribuire i “richiami vivi” per i cacciatori. Soldi pubblici spesi per la caccia. E' l'accusa che muove la consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo. Prontamente smentita però sia dall'assessore regionale all'Agricoltura Tiberio Rabboni, che da quello provinciale Garbuglia, che precisano che quei soldi non sono degli enti pubblici, ma dei cacciatori.

UCCELLI TORTURATI. Resta tuttavia la pratica che per i Verdi è inumana. “L’uso dei richiami vivi – spiega la consigliera Meo – è un tipo di caccia anacronistico, di gravissimo impatto sull’avifauna migratoria, eticamente ormai inaccettabile e secondo milioni di cittadini da proibire, ma, essendo purtroppo ammesso dalla legge nazionale, viene praticato anche in Emilia-Romagna, soprattutto nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Bologna. Ricordo l’inumanità di questa pratica vergognosa, che consiste nella cattura di questi animali con reti, nella loro tortura legalizzata in barba alle norme, mantenendoli in cantine buie per mesi o dopandoli con massicce dosi di ormoni, affinché al momento giusto cantino più forte per attrarre loro simili verso la morte, con gravi danni fisici e comportamentali”.

“Nella stagione venatoria in corso la Regione ha autorizzato le tre Province a mettere in funzione 30 impianti fra roccoli, prodine e copertoni (1 per Bologna, 13 per Forlì-Cesena e 16 per Ravenna). Sono impianti muniti di reti da uccellagione che possono catturare legalmente fino a 5.614 esemplari di Allodola, Colombaccio, Cesena, Merlo, Pavoncella, Tordo bottaccio e Tordo sassello che finiranno rinchiusi per sempre in minuscole gabbiette come richiami vivi utilizzati dai cacciatori negli appostamenti di caccia, e tutto ciò viene addirittura attuato con finanziamenti pubblici ai gestori degli impianti. A differenza di altre realtà regionali in cui vengono gestiti da dipendenti provinciali, in Emilia-Romagna tali impianti fanno generalmente capo ad associazioni venatorie o imprese, o comunque a soggetti privati che gestiscono un patrimonio indisponibile dello Stato, la fauna. I dati relativi al 2012 indicano che la Provincia di Forlì-Cesena ha stanziato quasi 56.000 euro, quella di Ravenna quasi 39.000 euro, mentre quella di Bologna per l’unico impianto in esercizio ha erogato circa 3000 euro. E’ incredibile che gli enti pubblici riescano ogni anno a trovare i soldi per torturare decine di migliaia di piccoli uccelli”.

LA REPLICA DELLA PROVINCIA. Tuttavia, al di là della pratica che può non piacere, il denaro non è pubblico è lo spiegano il presidente della Provincia Massimo Bulbi e l'assessore provinciale Luciana Garbuglia: “Le spese di gestione di queste strutture sono interamente a carico dei cacciatori e dunque non vengono assolutamente finanziate con risorse proprie della Provincia. Infatti quest’Amministrazione, con apposite direttive, ha stabilito la somma che il cacciatore è tenuto a corrispondere alla Provincia all'atto dell'acquisizione del richiamo. Tali introiti derivanti dalle cessioni che versano i cacciatori costituiscono l'unico corrispettivo che la Provincia riconosce annualmente agli operatori autorizzati. Sostanzialmente, quindi, la Provincia opera solo come un soggetto intermediario obbligato per legge a gestire tale flusso di denaro per poter effettuare i dovuti controlli. Inoltre, l’attività è controllata e avviene nel rispetto di scrupolosi adempimenti quali l’inanellamento degli esemplari catturati e la registrazione degli stessi in appositi registri di carico/scarico forniti dalla Provincia. Come avvenuto altre volte in passato, c’è chi su questi temi sistematicamente tende a diffondere informazioni che non trovano riscontro nella realtà al solo scopo di generare scalpore”.

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LA REPLICA DELLA REGIONE. «Per l’attività venatoria né la Regione né le Province finanziano i richiami vivi». Lo precisa l’assessore regionale alla Agricoltura e alla attività faunistica venatoria Tiberio Rabboni replicando alla consigliera regionale Gabriella Meo. «Debbo correggere la consigliera Meo – aggiunge Rabboni - che evidentemente non ha capito bene la mia risposta di questa mattina in aula. Le Province di Bologna, Ravenna e Forlì-Cesena non spendono affatto soldi pubblici per impianti di cattura. Sono gli stessi cacciatori che ne finanziano la gestione. È quindi questa una attività a costo zero per gli enti pubblici. Questo a prescindere dalle valutazioni in merito a questa particolare pratica venatoria che è tra l’altro disciplinata dalla norme nazionali in materia».

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