"La manovra finanziaria reintroduce l'Ici, bisogna opporsi"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

Personalmente mi sono battuto a lungo, alcuni anni fa, all’interno del consiglio comunale di Cesena, perché fosse ridotta o eliminata la tassazione iniqua sulla prima casa, un bene fondamentale che non dà alcun effettivo reddito e che spesso colpiva i poveri come o più dei ricchi. Tra le promesse elettorali del centrodestra nel 2008 c’era, tra le altre cose, l’abolizione totale di qualunque tassa sulla casa. Già nel 2007, con Romano Prodi c’era stata  un’iniziale abolizione dell’Ici sul 40% degli immobili e nella attuale legislatura Silvio Berlusconi aveva, tra i suoi primi provvedimenti, abolito l’Ici su tutte le prime case con eccezione di ville e abitazioni signorili.

Oggi, a meno di interventi correttivi, c’è la prospettiva reale che tale tassazione sia reintrodotta dalla nuova manovra governativa. E’ infatti previsto il taglio della “deduzione integrale della rendita catastale dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale”, cioè della prima casa. L’abitazione principale quindi tornerebbe a fare reddito, e quindi a pagare l’Irpef, cosa che non succedeva più dal lontano 2001. I proprietari di abitazione infatti dovranno tornare a sommare al proprio imponibile Irpef anche il 20% della
rendita catastale della propria casa di abitazione. Quella presentata dal governo è quindi una manovra che non solo torna a elevare la pressione fiscale in Italia, già oggi tra le più alte del mondo, ma va a colpire la popolazione a tutti i livelli di reddito, anche basso, ed anche con provvedimenti profondamente iniqui come la tassazione su beni primari che non danno reddito.



Secondo il centro studi della Cgia di Mestre la pressione fiscale continuerà infatti a salire e rischia di raggiungere nel 2014 il 44,1 per cento”, un vero record mondiale, alla faccia del “meno tasse per tutti”. A nostro avviso tutto ciò è profondamente inaccettabile, soprattutto quando non c’è alcuna riforma dello stato che riduca le necessità di spesa di apparati pletorici e costosi come ad esempio le province. Riteniamo necessari sacrifici per raggiungere il pareggio di bilancio, ma troviamo ingiusto ed inefficace farlo aumentando la tassazione, anzi questo sarebbe, a nostro avviso, un ulteriore freno alla crescita economica, forse ancor più necessaria dei tagli per risistemare i conti dello Stato. Invitiamo pertanto i parlamentari locali ad opporsi a questi provvedimenti e soprattutto a sollecitare urgentemente una correzione alla reintroduzione di qualunque tassazione impropria sulla casa di abitazione.

 

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