Soldi alle scuole cattoliche cesenati, la protesta degli atei dello UAAR

Critica lo UAAR: “Le scuole beneficate sono certamente "autonome" perché sono assolutamente cattoliche, e per verificarlo non occorre intervistarne i dirigenti e il corpo docenti, ma basta conoscerne i nomi"

Con l'annuncio del Comune del rinnovo delle convenzione con le scuole cattoliche, che prevede finanziamenti per l'attività svolta, pronta arriva la protesta della Uaar, l'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti di Forlì-Cesena: “Apprendiamo dal giornale online Cesenatoday che il Comune di Cesena ha rinnovato la convenzione con le scuole "autonome", prevedendo nel corso di cinque anni oltre due milioni di euro di contributi”.

Critica lo UAAR: “Le scuole beneficate sono certamente "autonome" perché sono assolutamente cattoliche, e per verificarlo non occorre intervistarne i dirigenti e il corpo docenti, ma basta conoscerne i nomi: "Bambino Gesù", "Sacra Famiglia", "Maria Immacolata" e via orando. L'attenzione degli amministratori alla scuola è cosa eccellente; dispiace tuttavia che si rivolga un'attenzione specialissima (e riccamente finanziata) solo alla scuola cattolica, la quale garantisce un'educazione che non è, né si presenta, quale dovrebbe essere costituzionalmente: aconfessionale, laica, pluralista”.

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“Così, i due milioni di euro stanziati dal Comune di Cesena, ed in ultima analisi soldi di tutti i contribuenti, andranno a sostenere famiglie cattoliche, non l'universalità delle famiglie, comprese quelle di coloro che desiderano per i propri figli un'educazione libera dalla religione. Che gli istituti cattolici rappresentino una radicata presenza nel territorio è cosa che riguarda la storia degli istituti medesimi e della società cesenate, ma non può essere ovviamente un criterio che li rende più meritevoli di altri dei due milioni di euro. La scuola pubblica italiana esiste dal 1861 (trascurando le scuole dei regni preunitari...), dunque come radicamento nel territorio non è da meno e sarebbe il caso di non dimenticarlo quando si mette mano alla borsa pubblica, cui contribuiscono le tasse di tutti”.

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