Sfruttamento sul lavoro, si impenna il numero di denunce

Quanto vale la dignità dei lavoratori sfruttati che viene calpestata nei campi del cesenate? Trecento euro al mese? No, zero. Attenzione, un conto è il lavoro in nero. Un conto è lo sfruttamento che lede non solo diritti sindacali, contrattuali, ma che calpesta quelli della persona

Quanto vale la dignità dei lavoratori sfruttati che viene calpestata nei campi del cesenate? Trecento euro al mese? No, zero. Attenzione, un conto è il lavoro in nero. Un conto è lo sfruttamento che lede non solo diritti sindacali, contrattuali, ma che calpesta quelli della persona. Spesso si accompagna con minacce, pressioni verso i parenti in patria, soprusi, privazioni di cibo; l'unico assente per lo sfruttato è il denaro. O meglio, quando c'è è praticamente insignificante visto che il grosso finisce nelle mani degli aguzzini che si inventano spese da caricare sul conto.

Sono dodici le persone che dal 2012 ad oggi hanno alzato la testa per denunciare le condizione di lavoro a cui erano costretti. Questa presa di coraggio avviene soprattutto ad agosto quindi deve ancora arrivare l'infornata del 2013. Di queste 11 erano impiegate nell'agricoltura: sono 7 cittadini rumeni (tra cui due donne) e 4 marocchini. Dati alla mano, l'agricoltura si conferma il settore in cui si denuncia il maggiore sfruttamento: dal 2007 il progetto regionale Oltre la Strada ha in carico 24 utenti (per sfruttamento lavorativo) mentre quelli che hanno denunciato di essere vittime di sfruttamento sessuale sono 30. Dei primi, venti erano braccia impiegate nella terra, tre nel settore del turismo e in un caso nell'accattonaggio.

Sono sei invece i processi ancora in corso tra Tribunale Civile sezione del lavoro di Forlì, Rimini e Ravenna e i due presso il Tribunale di Forlì Sezione Penale. Questi ultimi sono significativi visto che dopo la denuncia di una sola persona, gli inquirenti hanno individuato 33 vittime in un caso e 15 nell'altro. Nel primo processo sono imputati 3 imprenditori agricoli del nostro territorio e 3 intermediari marocchini, nel secondo sono imputati 4 imprenditori italiani, 13 intermediari marocchini e una rumena. I preferiti dal traffico che recluta braccia soprattutto nel Maghreb e in Romania sono quelli che hanno una personalità debole, scarsa istruzione e che vivono in paesi ai margini. Il fatto di lavorare in un paese di cui non si conosce la lingua fa il resto. Mentre chi proviene dal Nord Africa è costretto a pagare in anticipo con denaro o con la propria terra anche 5mila euro per un contratto di lavoro che consente la permanenza in Italia, la condizione è diversa per chi sta in Romania che è nella Ue.

Qui ci si “limita” a pagare il viaggio in pullman il doppio del valore del biglietto e il “contratto di lavoro” (circa 300 euro) per restare dentro una organizzazione che tratta braccia che vanno trasportate dove il cliente vuole. Cesena come Venezia. La paga promessa si assottiglia fino allo zero visto che queste persone devono pagare l'affitto in case fatiscenti, le bollette, la benzina al caporale che li porta al lavoro e anche l'assicurazione dell'auto in almeno un caso riscontrato. Orari di lavoro interminabili visto che a comandare è la luce: finché c'è si lavora. Per fortuna non tutte le aziende usufruiscono di queste pratiche. Ma il problema ricade su chi è onesto visto che paga tutti e tutto in regola. Il rischio è che le piccole e pulite siano fagocitate da chi è cresciuto anche calpestando i diritti in barba alle regole.

Contro lo sfruttamento in campo c'è un pool di istituzioni: dalla Regione, al Comune, alla Caritas, ai sindacati, ai servizi come Oltre la strada e Associazioni non profit. Si tratta di una rete di professionisti che quando fiuta, ad esempio, che dietro il mancato pagamento di un lavoro si celi lo sfruttamento indirizza la persona al servizio per lei più adeguato. Ma non sono mancati i casi in cui rappresentanti delle organizzazioni criminali hanno cercato di infiltrarsi spacciandosi per vittime per conoscere da dentro come funziona la macchina. Oltre la Strada ad esempio presta protezione e accoglienza a chi è sfruttato sul lavoro anche nell'accezione sessuale. Si valuta caso per caso, si ricostruiscono le storie e si accompagna l'utente fino alla denuncia che spesso avviene nel tempo e non nell'immediato. Inoltre si segue un percorso per l'apprendimento della lingua e viene fatta formazione per favorire la possibilità di trovare un lavoro serio. Il numero verde sempre a disposizione è 800 290 290.

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