Senato 'targato' Apple, ma Lucchi sceglie Google: "Meno costoso"

Si fa presto a dire innovazione tecnologica a servizio della semplificazione (e del risparmio). Anche nel 'mondo delle nuvole' non tutte le scelte si equivalgono, e le conseguenze non sono trascurabili

Si fa presto a dire innovazione tecnologica a servizio della semplificazione (e del risparmio). Anche nel ‘mondo delle nuvole’ non tutte le scelte si equivalgono, e le conseguenze non sono trascurabili. Ne è convinto il sindaco Lucchi, convinto sostenitore fin dalla prima ora di web e nuove tecnologie, che dopo aver letto la notizia che il Senato ha deciso di passare al cloudcomputing affidandosi all’I-cloud di Apple, ha preso carta e penna per esprimere alla Senatrice cesenate Laura Bianconi le proprie considerazioni su questa scelta

Questa lettera è stata scritta anche alla luce dell’analogo passaggio compiuto dal Comune di Cesena, anch’esso passato al cloudcomputing, ma affidandosi a Google. Anzi, proprio su questa base dichiara la disponibilità a illustrare al Presidente Schifani l’esperienza di Cesena. Ma al di là della questione specifica, il Sindaco di Cesena ne approfitta per sollecitare un ulteriore sviluppo in Italia delle nuove tecnologie (a cominciare dalla banda larga) per rimanere al passo con i Paesi più avanzati.
 

Questo il testo della lettera del Sindaco Lucchi.
 
Gent.ma Senatrice Laura Bianconi
in data 25 novembre ho appreso del varo di quello che i giornali nazionali hanno definito “Piano Austerity” da parte del Senato della Repubblica. In esso è contenuta l’enunciazione del passaggio alla tecnologia di cloudcomputing di Apple, denominata “I cloud”, ipotizzando un conseguente risparmio per il Senato di circa 700.000 euro annui.

Se la scelta del cloud è un ottimo esempio di risparmio e di allineamento con lo sviluppo tecnologico, la decisione di affidarsi ai servizi di Apple pare invece meno incisiva sui costi, soprattutto in ottica futura. Lo affermo poiché da qualche mese anche il Comune di Cesena ha scelto il cloud per giungere gradualmente alla dismissione dei server interni e alla dematerializzazione dei documenti a supporto dell’attività politica. Ma noi lo abbiamo fatto selezionando i servizi Google – che non impongono dispositivi di una particolare marca per utilizzare i servizi – mentre i dispositivi della famosissima casa di Cupertino, che abbiamo letto essere stati individuati in questa fase dal Senato, orientano inevitabilmente le scelte successive rendendole, forse, in prospettiva più costose.

Dovesse servire, quindi, un apporto di esperienza diretta, la prego di voler segnalare al Presidente del Senato Renato Schifani come il Comune di Cesena, che da tempo si sta muovendo nella direzione di una marcata innovazione tecnologica, sia certamente a disposizione Sua e delle struttura tecnica del Senato.

In ogni caso è piacevole notare come il Senato della Repubblica, con questa scelta, abbia deciso di porsi tra le Istituzioni più avanzate: quelle in grado di comprendere come lo sviluppo della tecnologia, la diffusione della banda larga e, più in generale, l’utilizzo di nuovi mezzi di comunicazione, siano sempre più al centro dell’attenzione politica  e culturale dei Paesi più sviluppati.

Recentemente l’Unione Europea ha messo a disposizione 9,2 miliardi di euro per aiutare gli Stati membri a connettere tutti gli abitanti ad almeno 30Mega entro il 2020. “Un aumento della penetrazione della banda larga di 10 punti percentuali genera una maggiore crescita del Pil tra lo 0,9 e l’1,50%” afferma NeelieKroes, commissaria europea dell’Agenda Digitale.

Così come, recentemente, è stato diffuso uno studio di Mc Kinsey, che stima la dimensione della cosiddetta “economia digitale” analizzando, come campione, tredici Paesi a livello mondiale (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Brasile, Cina, India, Corea del Sud e Svezia). In esso si legge come l’economia che ruota intorno ad internet valga il 3,4% del Pil, un valore più alto di settori quali l’energia e l’agricoltura, che ha generato negli ultimi cinque anni il 21% della crescita dei paesi considerati.
Purtroppo l’Italia resta ancora sotto i valori della media europea per quasi tutti gli indicatori dell’“economia digitale” ed il percorso da compiere per allinearsi resta ancora lungo.

Mi auguro, quindi, che il segno di evoluzione concreta garantito dal Senato, sia in grado di imporre ancor di più al nostro Paese un’attenzione alla sobrietà ed a tematiche come quelle collegate all’ICT, indispensabili per non collocarci in una posizione di immeritata arretratezza rispetto a tanti altri Paesi.

 

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