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Fiaccolata no-slot, il Comune: "Presto un'ordinanza per limitare gli orari"

"L'iter autorizzativo per le sale slot/scommesse, previsto dalla normativa tuttora vigente, è esclusivamente in capo alle Questure, senza alcun margine di intervento da parte del Comune"

Il Comune in tema di limitazione delle sale slot e dei dispositivi del gioco d'azzardo può far poco. Lo dicono in una lettera aperta ai sottoscrittori della petizione contro l'apertura delle sale slot, sostenuta venerdì sera da una fiaccolata in piazza Anna Magnani, gli assessori Benedetti e Moretti, assieme al sindaco Paolo Lucchi: “Comprendiamo e condividiamo la vostra preoccupazione e la vostra rabbia. Da molti anni l'Amministrazione comunale cerca di intervenire, mettendo in campo tutti gli strumenti a sua disposizione, per contrastare un fenomeno dilagante, reso possibile da una politica legislativa nazionale volta alla totale liberalizzazione”.

Il Comune ricorda quindi le azioni intraprese: “Nel 2012, il Consiglio comunale di Cesena votò all'unanimità una delle prime delibere regionali sul tema. Da quella delibera, che ha preceduto di ben un anno la prima ed unica legge regionale sul tema, è scaturito un articolato programma di prevenzione finanziato dal Comune, tutt'ora in corso, attraverso il quale sono state condotte campagne di informazione alla cittadinanza con il coinvolgimento degli esercenti e degli operatori sociali, attività di sensibilizzazione e di prevenzione con le scuole (fra marzo ed aprile 2016, solo per fare un esempio recente, hanno partecipato agli incontri 40 insegnanti di medie e superiori e circa 400 studenti) ed è stata introdotta la riduzione della tassa comunale di occupazione di suolo pubblico (Cesena è il primo Comune ad averlo fatto in Emilia-Romagna), a carico degli esercenti che decidono di rinunciare alle slot. Sappiamo che si tratta di un impegno importante ma non sufficiente. Prendiamo atto insieme a voi del fallimento che rappresenta per tutta la comunità cesenate ogni nuova apertura di sale scommesse”.

Precisano quindi i tre amministratori: “Ma rispetto a ciò, è importante condividere un dato di fatto: l'iter autorizzativo per le sale slot/scommesse, previsto dalla normativa tuttora vigente, è esclusivamente in capo alle Questure, senza alcun margine di intervento da parte del Comune, che viene a conoscenza delle aperture solo in maniera informale, attraverso i cittadini o i quartieri. Il Comune non è destinatario di alcuna domanda da parte dei gestori e non può intervenire in alcun modo per bloccare queste richieste, soprattutto se, come sempre accade, esse risultano conformi alle previsioni legislative”.

“Ciò non significa, tuttavia, che la Giunta comunale abbia deciso di non occuparsi della questione: siamo consapevoli delle ripercussioni negative che il dilagare di questo fenomeno potrebbe avere per un numero sempre maggiore di famiglie. Per questo abbiamo esaminato con la massima attenzione le scelte fatte da altri Comuni, sperando di trovare soluzioni utili ad aiutarci ad intervenire con efficacia. Ma, restando alla realtà, dei fatti, bisogna prendere atto di come, per esempio, negli ultimi 3 anni il Comune di Bologna ed altri a seguire, si siano dotati di un apposito “Regolamento in materia di sale giochi”, per stabilire il numero, le distanze, (fra loro e da asili, scuole, luoghi di culto, ospedali, ecc.) e le superfici minime dei locali. Di fatto, però, tali regolamenti sono risultati inefficaci, in quanto nei ricorsi aperti dai gestori, il Tar dell'Emilia–Romagna ha sentenziato che spetta all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e non ai Comuni, il compito di stabilire numero e distanze fra sale gioco e luoghi sensibili”.

“L’unica esperienza apparsa efficace, è quella del Comune di Reggio Emilia, che nel suo nuovo Piano Urbanistico ha introdotto norme per contenere il diffondersi di sale da gioco. In questo caso, cioè, l’insediamento di sale gioco viene consentito esclusivamente negli “ambiti per attività produttive” dedicate all’artigianato, ovvero fuori dalle zone residenziali e commerciali.

Pertanto, poichè quello urbanistico pare essere, attualmente, l’unico ambito su cui il Comune ha competenza ed efficacia per cercare di limitare il problema, l’Amministrazione Comunale di Cesena ha già deciso di intervenire sul tema del contenimento della diffusione di sale da gioco, con la redazione del Nuovo Piano Urbanistico, il cui percorso è in itinere. Non solo. Vi anticipiamo la nostra intenzione di chiedere alla Regione Emilia-Romagna – partendo dal coinvolgimento dei consiglieri regionali del territorio, soprattutto di quelli che in questi mesi si sono dimostrati più sensibili alla problematica, domandando loro un impegno diretto – di inserire nella nuova legge urbanistica regionale, in corso di definizione, tutto quanto sia lecito ed utile a limitare le aperture ed il diffondersi sui territori delle sale scommesse”.

“E' ormai prossima, inoltre, la pubblicazione del bando finanziato interamente dal Comune per ottenere contributi a fondo perduto da parte di tutte le attività commerciali che rinunciano alla detenzione delle videolottery. Non a caso, sono poi partiti in queste settimane nei dodici quartieri, incontri di sensibilizzazione e informazione sui rischi del gioco patologico, che si concluderanno in autunno, ai quali partecipa l'Associazione “Giocatori Anonimi”, che da anni lavora per la prevenzione con il Comune ed il SERT”.

“Non ultimo, sulla base di positive esperienze portate avanti in altre città che si sono dimostrate sufficientemente robuste sul piano giuridico, è in corso di stesura l'ordinanza che andrà a limitare gli orari di apertura delle sale slot (già sollecitata recentemente anche da una comunicazione del Quartiere Oltresavio), che verrà quindi adottata nei prossimi giorni. Infine, abbiamo avuto da poco notizia di come la conferenza Stato-Regioni stia avviando un percorso per regolamentare definitivamente la materia, rendendo più semplice intervenire per tutti i Comuni. Si tratta di un percorso che auspichiamo fortemente e che cercheremo di sollecitare in tutte le sedi opportune, ad iniziare dall'ANCI”.

“Terminiamo con una ulteriore considerazione, scaturita dal percorso di formazione fatto su questi temi con gli insegnanti: serve accompagnare i nostri ragazzi ad un utilizzo consapevole e non patologico dello smart phone (telefonino) e della rete, che purtroppo rappresenta la prima e più diretta modalità attraverso la quale accedere al gioco ed a tutti i rischi connessi”.

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