Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Ferrini: "Al repubblicano piaceva il sangiovese, al comunista la piadina, ecco la politica per noi romagnoli"

Maurizio Ferrini racconta la Storia di Politico De Lirio, comunista romagnolo, che nel '91 va a Cuba per consegnarsi ai cubani data la fine del PCI e l'avvento del telefonino

Presto lo rivedremo in scena proprio qui in Romagna anche se da un anno ha scelto di abitare a Bologna. Dall'Emilia Romagna faccio fatica ad allontanarmi, è una regione che mi piace molto. Dopo aver abitato anche fuori regione mi sono accorto che siamo i più educati d'Italia" spiega Maurizio Ferrini, reduce dalla pubblicazione del suo libro "...O no?" in cui narra la storia di Politico De Lirio, comunista romagnolo, che nel '91 va a Cuba per consegnarsi ai cubani. In un periodo in cui in Italia nasceva la Lega e il Pci cambiava nome restavano solo loro, i comunisti cubani...". E i cubani, notando una forte somiglianza con Mussolini, diventano sospettosi, interrogandolo per quattro giorni. Il libro, pubblicato da Manfredi Edizioni, è un amarcord dell'Italia dal '53 al '91. "Volevo dare uno spaccato dell'Italia dal dopoguerra fino all'anno in cui sono entrati in commercio i telefonini. Nel '91 è cambiata un'era ed è importante che i giovani lo comprendano. Il comunismo di Politico De Lirio è un pretesto per parlare di Romagna, di filosofia e di storia".

Ma con la politica vera che rapporto ha Maurizio Ferrini?
"Penso che sia assurdo ragionare ancora con i vecchi schemi: destra, sinistra centro. C'è una politica buona e una cattiva. E' come chi fa il pane, non lo fa di destra o di sinistra. Lo fa buono o cattivo. Ti piace o non ti piace. La politica è superata dalla vita".

E quindi? A Ferrini chi gli piace?
"Nessuno. Mi sembra che giochino tutti a fare il compitino, Cinquestelle compresi. E' l'ennesimo gioco a fare bottega. Vedrei la politica un settore affidato ai manager. Ci sono anche i manager del welfare, della cultura, dell'istruzione... A me piacciono le cose pratiche, le soluzioni ai problemi e non tanti giri di parole".

Ma il romagnolo è di destra e di sinistra?
"Guarda, quando ero piccolo mi ricordo questa differenza: i repubblicani preferivano il Sangiovese, i comunisti la piadina. A parte questa differenza enogastronomica, penso che i romagnoli avendo un carattere un po' estremo tendono a fare scelte un po' estreme". 

Anche se abiti a Bologna ti senti romagnolo? 
"Mi sento profondamente romagnolo. La Romagna è una terra concreta, autentica, con pochi fronzoli, se vuoi, a volte anche cruda. Eppoi il romagnolo, come l'emiliano, sa essere umile. Anzi è umile e molto democratico. Non so se avete presente il romano o il milanese? Arrivano dicono la loro, il primo con battute anche pesanti, pensando di sapere tutto lui; il secondo un po' più fine ma con una dose di spocchiosità infinita... E il romagnolo (ma aggiungo anche l'emiliano) con la sua umiltà, educazione e democrazia, dice "Tcho' se lo dicono loro, sarà vero...." e invece (e anche la storia economica di questo Paese l'ha dimostrato) ha quasi sempre ragione l'emiliano/romagnolo. La nostra è una regione forte, sana, tosta economicamente. Qui si vive bene, ci si impone con la massima educazione, non con lo sgarbo". 

Un grande amore per la Romagna? 
"Sì ho un grande ritorno di fiamma. Anche perché ho capito che ci si impiega duemila anni a sedersi a tavola e discutere. I più preferiscono litigare ed essere corporali, che tradotto significa o far sesso (e quindi pensare ad altro e non risolvere il problema con le parole) o imporsi con la forza. Gli emiliano romagnoli sono più avanti, sembrano timidi e insicuri e invece, con l'educazione, riusciranno ad arrivare dove vogliono. Sono fiero di essere nato in Romagna e, come me, dovrebbero esserlo tutti. 

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