Oratorio San Rocco: con Don Paolo una marea di giovani ed una chiesa 'sperimentale'

Se è vero che la Chiesa ogni tanto lamenta il mancato coinvolgimento dei giovani, dovrebbe chiedere a don Paolo qual è il segreto per rendere partecipi e trattenere un così alto numero di ragazze e ragazzi,

A vederli tutti insieme, in cerchio, quando fanno la ola per ringraziare delle belle giornate trascorse, fanno quasi fermare il fiato. Sono i 205 partecipanti, più i 58 educatori (dalla prima alla quarta superiore), che dal 12 giugno al 12 luglio hanno frequentato l'oratorio di San Rocco, da don Paolo, un prete giovane, con una bella personalità e, a sentire le catechiste, la grande dote di lasciar fare e dare spazio anche a chi gli è a fianco.  Se è vero che la Chiesa ogni tanto lamenta il mancato coinvolgimento dei giovani, ecco dovrebbero venire a chiedere a loro, a don Paolo e al suo staff di educatori e catechiste, qual è il segreto per rendere partecipi e trattenere un così alto numero di ragazze e ragazzi, anche universitari. 

A spiegarci il "segreto" è Paola Moretti, catechista del gruppo di giovani della quinta superiore e università, attiva anche alla San Vincenzo di San Rocco, anche perchè in questi giorni don Paolo sta accompagnando il gruppo delle medie e superiori in una "6 giorni" in montagna. "Tutto è iniziato 15  anni fa circa, quando a frequentare la chiesa ormai era solo il gruppo scout. A quel punto ci siamo messi a tavoloni e abbiamo detto che dovevamo darci da fare per fare gruppi nuovi e per riuscire a coinvolgere di più i ragazzi - spiega Paola - e penso che la mossa intelligente sia stato unire tutti i gruppi, gli scout con gli altri che avevano catechismo, senza divisioni tra realtà parrocchiali. La vigna del Sgnore è una sola. Da quel momento i gruppi hanno sempre lavorato insieme e anche i ragazzi più grandi, quelli che sarebbero usciti dagli scout, sono rimasti in parrocchia a fare da educatori agli altri. Poi otto anni fa è arrivato don Paolo che ha portato l'idea di fare l'oratorio estivo. L'idea è che Gesù non va mai in ferie e che la parrocchia è sempre attiva e accogliente. Ormai vengono ragazzi da tutta Cesena perchè si è formato un bel gruppo, e il gruppo chiama altri gruppi. Cerchiamo di fare molte iniziative, anche ludiche, per crescere la nostra fede. Attività e gite. Abbiamo capito che non si può proporre solo scout, vocazionale o mistico, altrimenti i più restii si allontanano. E invece così, facendoli divertire e socializzando, riusciamo a trasmettere  comunque buoni valori, loro imparano a stare insieme a, condividere e ad aiutare i più deboli. Don Paolo in questo è bravissimo perché lascia fare molto anche a noi catechiste. A volte discutiamo un po' perché  magari abbiamo un'idea che lui non condivide del tutto. Se ci accorgiamo di sbagliare chiediamo scusa e torniamo indietro, se invece vediamo che la "semina" è stata positiva anche il don ci viene dietro. Insomma è un bello scambio dove tutti impariamo qualcosa. In più don Paolo non si risparmia mai, né in termini di tempo né di soldi. Tutto quello che ha lo investe qui. E' un segnale importante per i parrocchiani". 

Il gruppo di San Rocco, infatti, oltre a  caratterizzarsi per essere molto attivo, è anche un crocevia di persone che appartengono a vari gruppi e associazioni (c'è chi è dentro alla San Vincenzo e chi, come il formidabile "gruppo cucina" coordinato da Aledea si rende disponibile a molte iniziative e al servizio della mensa dei poveri alla Caritas circa due volte al mese) ma soprattutto si può considerare una parrocchia sperimentale. "Sperimentale? Beh, in un certo senso sì - spiega Paola - Siamo aperti anche ai musulmani. La San Vincenzo ha attivato un gruppo di ragazzini ortodossi e musulmani che portiamo all'oratorio. Vengono anche in chiesa, stanno nelle ultime panche ma ci stanno. E' il gruppo chiamato "I figli di Abramo", composto da ragazzi di altre religioni (ortodosse e musulmani) e tra loro ci sono anche tre educatori di altre religioni. Un successone. Quello che vogliamo che capiscano è che le religioni non dividono, magari il Padrenostro non lo dicono ma sono lì con noi, a condividere un momento speciale". 

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