Nove studenti su dieci frequentano l'ora di religione, ma alle Superiori in molti optano per il 'no'

Questi i numeri relativi all'insegnamento della religione cattolica nelle scuole (dalle materne alle superiori) del territorio diocesano nell'anno scolastico 2014-2015. La situazione si è consolidata, con una percentuale di alunni che si avvale che non diminuisce con il passare degli anni

L’ora di religione tiene, con nove studenti su dieci che la frequentano. Sono i dati forniti dalla diocesi di Cesena-Sarsina che indicano che su un totale di 25.861 alunni e studenti iscritti, l’89,6 per cento si avvale dell’insegnamento della religione cattolica. Dei 2.685 studenti che non frequentano l’ora di religione circa la metà (il 48,6%)  sono stranieri, un dato quest’ultimo trasversale a tutte le scuole di ogni grado.
 

Questi i numeri relativi all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole (dalle materne alle superiori) del territorio diocesano nell’anno scolastico 2014-2015. “Osservando la tabella riassuntiva - spiegano i responsabili don Giordano Amati e Giuseppe Cantarelli - appare subito chiaro che, dopo i primi anni di assestamento, ormai la situazione si è consolidata, con una percentuale di alunni che si avvale che non diminuisce con il passare degli anni”.
 

Continuano i responsabili: “Cosa ancora più interessante è il fatto che a fronte di un calo di quelli che frequentano l’ora di religione nella Scuola dell’Infanzia e nella Primaria, dovuto in gran parte all’aumento di alunni stranieri, per quanto riguarda la Secondaria di 1° e 2° grado si registra invece un aumento del numero di quanti la scelgono. Fanno eccezione l’Itc “R. Serra” e l’Ipsia “U. Comandini”, dove si registra un incremento costante del numero di chi non partecipa all’ora di religione”.
 

Andando poi a guardare il dato degli studenti italiani che non frequentano l’ora di religione, si nota che dalle percentuali basse dalle scuole materne alle scuole medie (dal 2 al 3,5% in media), si salta alle scuole superiori in cui uno studente italiano su dieci rinuncia a quest’insegnamento, vale a dire l’11,8%, probabilmente anche in ragione di una maggiore autonomia nella scelta rispetto alla famiglia.

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