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La cerimonia

L'Ambasciata d'Israele conferisce la più alta onoreficenza civile alla memoria di don Odo Contestabile

“La nomina di Don Odo Contestabile quale ‘Giusto tra le nazioni’ - ha commentato il sindaco Enzo Lattuca - è un riconoscimento per i non-ebrei che hanno rischiato la propria vita per salvare  quella anche di un solo ebreo durante le persecuzioni naziste"

Negli anni più orribili della storia italiana, alcune persone eccezionali decisero di opporsi alla legislazione antisemita e alla politica di sterminio nazi-fascista, mettendo a rischio la propria vita in nome di alti valori etici e morali. Sono i Giusti fra le Nazioni, individui che si rifiutarono di rimanere in silenzio di fronte alle atroci sofferenze che il popolo ebraico subì durante la Seconda Guerra Mondiale. I cittadini italiani riconosciuti con il titolo di Giusto fra le Nazioni dallo Yad Vashem di Gerusalemme sono circa 700. Da oggi all'elenco si aggiunge anche il nome di Don Odo Contestabile. Le vicende ricordate oggi riguardano il salvataggio della famiglia Lehrer e Mondolfo da parte di Don Odo Contestabile, monaco nel monastero di Santa Maria del Monte.

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Dopo essere scappati da Zagabria ed essere stati internati in Italia in quanto ebrei stranieri, la famiglia Lehrer, composta dai coniugi Giulio e Stella e le loro figlie Beatrice ed Erica, trovò rifugio a Cesena, rispettivamente in una clinica ed in un collegio di suore. Trovandosi in una zona occupata dai soldati della Repubblica di Salò e dai nazisti, la famiglia, nonostante fosse nascosta, correva il grave pericolo di essere scoperta e deportata. Don Odo Contestabile, a conoscenza del rischio a cui era esposta la famiglia, decise di farli espatriare in Svizzera. Pertanto, dopo essersi accordato con dei contrabbandieri ed aver procurato alla famiglia dei documenti falsi, Don Odo Contestabile e i Lehrer intrapresero insieme il lungo e pericoloso viaggio che avrebbe condotto la famiglia ebrei alla salvezza. Tornato a Cesena, Don Odo Contestabile mise in salvo, con modalità simili, il signor Emanuele Mondolfo e sua moglie Dora.

È per questi fatti che lo Yad Vashem ha riconosciuto a Don Odo Contestabile il titolo di “Giusto fra le Nazioni”. Mettendo a rischio la propria vita, infatti, Don Odo Contestabile si oppose alle politiche nazi-fasciste e, senza mai ricevere un compenso, garantì la salvezza di due famiglie ebree. La cerimonia per l’attribuzione della più alta onorificenza civile dello Stato d’Israele si è svolta stamattina nell’Aula Magna della Facoltà di Psicologia di Cesena alla presenza di più di 300 persone tra studenti e autorità. A rievocare i fatti storici, nell'emozione collettiva degli invitati alla cerimonia, i racconti di Marco e Giulia Grego, figlio e nipote della salvata Erica Lehrer, e di Lea Contestabile, nipote del Giusto Don Odo Contestabile. A descrivere il contesto storico del salvataggio il professore Filippo Panzavolta, responsabile della scoperta delle emozionanti vicende che coinvolsero Don Odo Contestabile e le due famiglie di ebrei.

Come ha sottolineato Smadar Shapira, Consigliere per gli Affari Pubblici dell’Ambasciata di Israele, nel corso del suo intervento: “Proprio oggi, a un secolo esatto dalla Marcia su Roma, che portò al potere il Fascismo – artefice delle Leggi Razziali in Italia, noi ci troviamo qui a ricordare invece chi ha posto la vita davanti alla morte, e ha permesso a tutti voi discendenti di essere qui oggi. E questo mi sembra abbia un alto significato emblematico.”.

“La nomina di Don Odo Contestabile quale ‘Giusto tra le nazioni’ - ha commentato il sindaco Enzo Lattuca - è un riconoscimento per i non-ebrei che hanno rischiato la propria vita per salvare  quella anche di un solo ebreo durante le persecuzioni naziste. Don Odo è per noi la dimostrazione che in quegli anni in tanti non rimasero in silenzio scegliendo di agire con altruismo e coraggio. In quel lungo inverno 1943-1944 l’Italia si ritrovò schiacciata dalla furia nazi-fascista e accadde quello che per molti, nonostante le leggi razziali, non si sarebbe mai potuto verificare nelle nostre città. Don Odo aprì le porte dell’abbazia a due famiglie ebree, prima i Lehrer e dopo i Mondolfo, accompagnandole fino al confine con la Svizzera. Quanti di noi avrebbero avuto il coraggio di fare la cosa giusta? Oggi sappiamo tutti qual era la cosa giusta da fare. Eppure la tragedia della Shoah è accaduta, ed è accaduta – come tante altre tragedie della storia più o meno recente – per opera dell’uomo. È oggi quanto mai vitale ricordare le donne e gli uomini coraggiosi, lo è prima che il trascorrere del tempo cancelli per sempre le testimonianze e le altre prove documentali del loro gesto di aiuto”.

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