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Sulle tracce degli ebrei cesenati, la protagonista del documentario: "Tramandare un dovere di noi giovani"

Si chiama Chiara Casadei e saranno i suoi occhi ad accompagnare i cesenati alla riscoperta di vicende che non tutti conoscono ma che hanno segnato in maniera indelebile il passato di Cesena

Si chiama Chiara Casadei e saranno i suoi occhi ad accompagnare i cesenati alla riscoperta di vicende che non tutti conoscono ma che hanno segnato in maniera indelebile il passato di Cesena e, di conseguenza, il presente della comunità. La 28 enne di Cotignola è l’interprete del documentario “Li hanno portati via” realizzato da Mattia Alberani e dal Comune di Cesena in occasione del Giorno della Memoria e che andrà in onda mercoledì 27 gennaio, alle 21, su Teleromagna (canale 14) e su Tr24 (canale 11), alle 23. Una studentessa approda in città per visitare la Biblioteca Malatestiana ma al suo arrivo, imbattendosi nella lapide commemorativa che riporta i nomi delle famiglie deportate, scopre che tra Cesena e le sue terre di provenienza c’è una relazione. Gli ebrei romagnoli infatti si concentravano tra Lugo, Cento e Ferrara. Alcuni si trasferirono a Cesena per affari ed è da qui che furono arrestati e, alcuni casi, deportati nei campi di concentramento, oppure fucilati.

Chiara Casadei conosceva le storie narrate nel documentario?
Quando mi è stato proposto di interpretare il ruolo della studentessa che si mette sulle tracce degli ebrei cesenati arrestati e deportati negli anni della seconda guerra mondiale ho fatto alcune ricerche immergendomi nelle storie raccontate dagli storici e dai testimoni diretti. In particolare, ho letto il libro dello storico Paolo Poponessi ‘Accadde a Cesena’ e ‘Più morti, più spazio’ di Corrado Saralvo, tra i pochi sopravvissuti della sua famiglia ai campi di concentramento.

All’inizio del docufilm lei è davanti alla Biblioteca Malatestiana, da dove avvia il suo tour della memoria…
Quello che gli spettatori vedranno è accaduto davvero. Prima di avviare le riprese ho passeggiato per Cesena alla ricerca dei luoghi che hanno segnato quei momenti bui. Pochi giorni prima ho potuto parlare anche con la famiglia Pieri, attuale proprietaria della casa dove vissero i Saralvo. Mi hanno accolta mostrandomi gli interni dell’abitazione. È stato molto suggestivo. Lo stesso è accaduto in Corso Comandini, dove vivevano le sorelle Jacchia. Tra quelle mura oggi c’è una casa religiosa.

Tante le donne protagoniste di queste tristi vicende. Cosa ne pensa?
È stato anche questo l’elemento che mi ha indotta ad accettare senza riserve. Ho studiato le figure di Dina e Diana Jacchia, delle sorelle Forti, di Amalia Levi Saralvo. In particolare, sono rimasta impressionata dalla tenacia delle Jacchia così integrate da essere iscritte al Partito fascista e mi hanno intenerita le paure di Amalia che non capiva la ragione per cui gli ebrei potessero essere in pericolo. La storia degli ebrei cesenati si aggira intorno a queste figure di donne che fecero di tutto per sfuggire all’arresto e che, prima dell’irreparabile, misero al sicuro i propri averi più preziosi.

È la prima volta che ha a che fare con la telecamera?
Si, nella vita sono una programmatrice ma ho accettato la sfida anche perché noi ragazzi abbiamo un dovere assoluto: tramandare quanto è avvenuto. Tutti noi abbiamo ascoltato i racconti dei nostri nonni riguardo agli anni della guerra. Inoltre, sono rimasta sorpresa dall’attenzione che la comunità cesenate riserva a queste vicende passate. Visitando il palazzo del Ridotto, le abitazioni confiscate agli uomini e alle donne di razza ebraica, la stessa Piazza del Popolo, si respira una certa dimensione storica. Arrivando a Cesena pochi anni fa rimasi colpita, ad esempio, dalle decorazioni che impreziosiscono Casa Saralvo richiamando la stella di David.
 

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