Fidanzata di un malato di gioco: "Vita d'inferno. Tra bugie e debiti, poi il recupero"

B. è una donna di 40 anni, quattro anni fa ha scoperto che il compagno aveva un grave problema col gioco d'azzardo. Nell'intervista racconta l'esperienza che l'ha portata a chiedere aiuto all'associazione Gam-anon che dà sostegno ai familiari di giocatori compulsivi

Foto tratta dal web

B. è una donna di 40 anni, quattro anni fa ha scoperto che il compagno aveva un grave problema col gioco d’azzardo. Nell'intervista racconta l'esperienza che l'ha portata a chiedere aiuto all'associazione Gam-anon che dà sostegno ai familiari di giocatori compulsivi. Il gruppo vorrebbe gettare le basi per aprire anche a Cesena viste le numerose telefonate alla segreteria dei giocatori anonimi. Si ringrazia per la collaborazione la dott.ssa Chiara Pracucci.

Come si è accorta che il suo compagno era un giocatore compulsivo?
"Da lettere di avvocati e finanziarie giunte a casa in cui dovevamo saldare dei conti. Così ha ammesso, ma solo in parte, i debiti che aveva. Nel frattempo aveva trovato lavoro più retribuito; ha detto “Vado così faccio prima a pagare i debiti” e io gli avevo creduto. Poi, per un anno e mezzo, ci ha raccontato che la ditta non gli pagava gli straordinari, ma erano balle. In realtà lui si giocava tutto e in aggiunta aveva chiesto all'azienda un prestito di 4mila euro. Il gioco lo ha trasformato, è una malattia che ti cambia il carattere, i modi, trasforma le persone e da parte dei familiari ci vuole una gran pazienza.

Che cosa significa vivere con un giocatore compulsivo?
"E' un inferno, non sai dove sbattere la testa, ti trovi a fianco una persona che pensi sia un mostro. Poi il programma dell’associazione ti insegna che ha la malattia del gioco compulsivo. Io ho pensato “o gli sto vicino o lo lascio sprofondare nel baratro”. Ho preso la decisione di stargli vicina, perché anche se non è mio marito e non abbiamo bambini è la mia famiglia. In associazione ci insegnano che questa è una malattia dalla quale non si guarisce e quindi bisogna stare sempre “sull’attenti”".

Che cosa ha trovato in Gam-anon?
"La storia dei familiari va di paripasso con quella del giocatore, se lui smette di giocare anche tu acquisti serenità. Se penso a come stavo due anni e mezzo fa era la disperazione più totale. L’associazione mi ha insegnato a vivere giorno per giorno senza fare tanti programmi. Questo mi ha aiutata molto, ho imparato che io non posso fare niente perché il giocatore non giochi, se vuole farlo io posso sbraitare, piangere, menarlo, tutto quello che voglio, ma se vuol giocare il modo lo trova. Ma se frequenti il gruppo impari a vivere in maniera diversa, loro lo chiamano “il distacco con amore”, nel senso che lui fa la sua vita perché decide di farla così, se lui decide di farsi del male noi impariamo a stargli vicino, ma non aggrappati».
Dalle esperienze degli altri capti qualcosa che ti può far bene, non esistono consigli e non esistono suggerimenti. Tutti pensano che quello del gioco sia un vizio e mi rendo conto che le persone che mi capiscono sono dentro quella stanza, fuori si fa fatica".

Che messaggio darebbe ai familiari che si trovano oggi nella tua stessa situazione?
"Chiamate subito e venite in associazione perché il giocatore ha un aiuto in più per venirne fuori. Per la mia esperienza dico “non abbandonate il giocatore perché è una persona bisognosa di aiuto”, ma è vero che anche noi ne abbiamo bisogno".

Il numero del centralino da contattare è 3404980895; oppure è possibile visitare il sito www.gamanonitalia.org
 

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