Rievocare i cappelletti in brodo col cedro: si cercano ricordi e ricette familiari

Per questo motivo a Liliana Babbi Cappelletti, responsabile delle attività culturali dell'Accademia, è venuta l'idea di raccogliere le varie testimonianze di giovani e anziani

La memoria in cucina è molto importante perché i sapori che più di tutti scaldano il cuore sono quelli che ci ricordano la nostra infanzia, il pranzo di Natale, la merenda che preparava la nonna, la torta incartata e portata a scuola. Il recupero e la valorizzazione delle ricette casalinghe sono tra gli obiettivi dell'Accademia Italiana della Cucina, Delegazione di Cesena. Per questo motivo a Liliana Babbi Cappelletti, responsabile delle attività culturali dell'Accademia, è venuta l'idea di raccogliere le varie testimonianze di giovani e anziani che abbiano assaggiato o addirittura preparato i "cappelletti in brodo col cedro candito nel “ripieno", piatto essenzialmente natalizio della zona cesenate che oggi va lentamente scomparendo. Una ricetta mitica, con radici lontane nel tempo legata alla fantasia e all'unicità dell'occasione.

Nonostante la ricetta si tramandi da famiglia a famiglia da moltissimo tempo, non ci sono documentazioni scritte. Nessun libro riporta una ricetta con la pasta ripiena in cui è previsto anche l'utilizzo del cedro candito. Per fermare il tempo e ritrovare la formula di questa piccola opera d'arte, l'Accademia ha avuto la bella idea di lanciare un'iniziativa per raccogliere i ricordi dei cesenati. Magari la loro nonna li cucinava così, oppure c'è ancora qualcuno che a Natale, oltre a carne, formaggio e uova, aggiunge anche un pizzico di cedro candito tritato che dà quel sapore appena dolce, sinonimo di festa e abbondanza. O magari l'hanno mangiato in un ristorante, a casa di un amico o solo ne hanno sentito parlare. Ogni ricordo diventa importante per creare la memoria collettiva utile a dare forma alla ricetta ideale. 

"Una ricetta che non sarà quella di una famiglia - spiega Liliana Babbi Cappelletti - perché ogni famiglia preparava i cappelletti con quello che aveva in casa. C'era chi nel compenso, oltre alle uova, metteva solo un po' di ricotta fatta in casa. Chi l'arricchiva con formaggio stagionato grattugiato o parmigiano, oppure con la carne di vari tipi. Si preferivano quelle bianche arrostite in padella e tritate, come petto di pollo o tacchino o braciola di maiale, ma andava bene anche una profumata mortadella. Si usava un po' quello che c'era. Ma sul cedro candito non c'erano dubbi: era il trionfo dell'abbondanza. Quando una famiglia aveva i soldi per comprarlo voleva dire che tutti gli altri ingredienti erano già sulla tavola. In quel pezzetto di cedro tritato finemente si ritrovano tutti gli sforzi di una famiglia per acquistarlo e rendere il Natale più caldo e ricco". 

Con questa iniziativa, l'Accademia Italiana della Cucina vuole raccogliere i ricordi dei cesenati per confermare che la particolarità di utilizzare questo frutto candito nell'impasto è tipica di questa zona e che si preparavano solo a Natale. Una volta raccolte più testimonianze scritte possibili (sia nel formato di scheda cartacea che tramite Cesenatoday e i Social come ricordo sottoscritto) andranno dal notaio per certificare l'autenticità della ricetta e legarla geograficamente a Cesena. 

L'appello è fare uno sforzo di memoria, aprire vecchi ricettari di casa o parlare con le preziose nonnine per recuperare quel buon sapore di piatti antichi che sta via via scomparendo. Servono testimonianze nominative e dettagliate per l'inserimento della ricetta nelle raccolte ufficiali. I lettori possono usare il messanger di Cesenatoday per lasciare i ricordi, corredati da un'email e nome e cognome (se non presente nel profilo), oppure mandare un messaggio whatsapp con gli stessi dati al 3401192293, oppure alla mail redazione@romagnaoggi.it.

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