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Domenica, 26 Maggio 2024
Il caso

Calciobalilla e ping pong "come i videopoker"? Insorge Cna: "Aberrazione burocratica ingiustificabile"

E' quanto meno bizzarra la determina dell’Agenzia delle Accise, delle Dogane e dei Monopoli che impone a quanti dispongono di calciobalilla e ping-pong di produrre una documentazione ulteriore che dimostri come questi giochi abbiano caratteristiche tali da far escludere qualsiasi vincita in denaro.

Potrebbe sembrare uno scherzo, ma non lo è. Di certo, è quanto meno bizzarra la determina dell’Agenzia delle Accise, delle Dogane e dei Monopoli che impone a quanti dispongono di calciobalilla e ping-pong di produrre una documentazione ulteriore che dimostri come questi giochi abbiano caratteristiche tali da far escludere qualsiasi vincita in denaro. In altre parole, bar, circoli, enti ricreativi dovrebbero dimostrare per iscritto che giocando a ping pong o a biliardino non si vincono premi in denaro.

La notizia su Today.it

"È una delle tante aberrazioni burocratiche - commenta Cna - ingiustificate ed ingiustificabili, perché nel caso concreto questi giochi non determinano vincite in denaro. Ovviamente a meno che gli avversari non scommettano tra di loro, ma c’è davvero bisogno di specificarlo?. Il rischio è che, per evitare di esporsi a multe salate, i titolari di pubblici esercizi facciano a meno di tipiche attività italiane e vengano così meno due giochi molto apprezzati, di quelli che da sempre rappresentano un piccolo “strumento” di socialità, soprattutto tra i giovani".

"La cosa diviene ancor più disagevole se si considera che siamo a stagione balneare avanzata e queste attività sono tipiche del rituale estivo. Insomma, questo caso funziona bene come esempio di come si danneggiano le imprese con la burocrazia", prosegue l'associazione. Cna Turismo e Commercio, che già aveva ottenuto una proroga alla entrata in vigore di tale decisione, chiede ora, "una volta per tutte, che attraverso un provvedimento ad hoc venga stabilita la definitiva esclusione di calciobalilla e ping-pong dalle norme che disciplinano i giochi che prevedono vincite in denaro".

Nel dettaglio

I  tavoli da biliardino rischiano di scomparire per via di una nuova regolamentazione che ha equiparato il calciobalilla alle macchinette per il gioco d’azzardo, portando molti gestori a chiudere il gioco in ripostiglio per evitare di pagare multe salate. Fino allo scorso anno infatti i calciobalilla erano esenti al pagamento dell’imposta sugli intrattenimenti applicata ai giochi a pagamento con vincita di premi, mentre il decreto n. 65 del 18 maggio 2021 ha previsto che anche i locali in possesso di biliardini e flipper debbano versare la tassa, che ammonta all’8% dell’imponibile medio forfettario oltre al limite Iva e dotarsi della conseguente autorizzazione da parie dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli.

Ecco quindi il decreto del direttore dell'Agenzia Dogane e Monopoli del primo giugno 2021 che aveva stabilito come dal primo giugno 2022 che anche gli apparecchi che non erogano vincite in denaro o tagliandi possono essere installati solo se dotati di un "nulla osta di messa in esercizio". Tra gli apparecchi nel mirino ricadono biliardi, ping pong, flipper e appunto i calciobalilla. Pertanto entro il 30 aprile i gestori avrebbero dovuto fare la richiesta del titolo autorizzativo all'Agenzia delle Dogane. Lo stesso iter che si fa per i videopoker.

Pertanto il gestore di uno stabilimento o di un locale pubblico e finanche di un circolo culturale che vuole mettere a disposizione dei clienti calciobalilla, carambole, biliardi, flipper e freccette si trova costretto a pagare altre tasse o a rischiare una multa. E finisce così che in molti hanno deciso di fare a meno di una forma di intrattenimento gratuita per bambini e famiglie. Da essere giochi intramontabili, a causa di questa norma, biliardini e altre forme tradizionali di intrattenimento rischiano di scomparire.

Ma non tutto è perduto. Nei giorni scorsi è stata presentata un’interpellanza all’Agenzia delle entrate per contestare il pagamento dell’imposta: "Il fatto di dover censire anche gli apparecchi a uso gratuito – spiega Jamma, portale di informazione dedicato al gioco pubblico – si ritiene, da parte di chi ha promosso l’iniziativa, essere in contrasto con la norma del pagamento dell’imposta sui trattenimenti (DPR 26/10/1972 n. 640, articoli 14-bis, 14-ter, 14-quater, 14-quinquies e 15) che comporta l’assolvimento dell’imposta". Sull’assurdità della disposizione è stata presentata anche un’interrogazione parlamentare a firma della senatrice Paola Binetti (Forza Italia), ma per ora tutto tace. Al momento non risulta che Equitalia abbia iniziato a comminare multe, ma nel dubbio, molti gestori di stabilimenti balneari hanno preferito rimuovere il gioco forse più amato dai turisti. 

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