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Martedì, 21 Maggio 2024
Meteo

I tre "ingredienti" che hanno portato alle abbondanti nevicate: nella Valle del Savio 30 centimetri di neve

Buona parte della Romagna meridionale si è risvegliata sotto un soffice manto bianco, con spessore variabile a seconda delle aree, con picchi anche superiori ai 30 centimetri sull'entroterra

Giovedì mattina su parte della costa romagnola si poteva praticare sci di fondo. Buona parte della Romagna meridionale si è risvegliata sotto un soffice manto bianco, con spessore variabile a seconda delle aree, con picchi anche superiori ai 30 centimetri sull'entroterra. "Non si è trattato della classica nevicata che generalmente interessa aree territoriali piuttosto estese, ma di un evento che possiamo definire se non proprio alla mesoscala quantomeno a scala ridotta", chiarisce subito Pierluigi Randi, tecnico meteorologo certificato e meteorologo Ampro (Associazione meteo professionisti). Nei giorni scorsi la colonnina di mercurio ha subìto una decisa flessione per effetto di correnti fredde dalla Finlandia e dalle Repubbliche Baltiche, che hanno interagito con un vortice freddo di matrice artica in quota giunto ad inizio settimana nell'area mediterranea. Le correnti fredde, interagendo con il mite Adriatico, ha favorito lo sviluppo di precipitazioni d'intensità variabile. 

L'impatto della nevicata sulla viabilità

"Nelle prime fasi, specie sulla costa, la precipitazione è stata a carattere di graupel (o neve tonda, ndr), tipico delle nubi convettive - spiega Randi -. L'evento è stato comunque di scala ridotta. Escludendo i rilievi laddove lo stau orografico, vale a dire moti verticali con formazione di nubi e precipitazione orograficamente indotte per l’impatto dei venti da nord-est sulle catena appenninica, ha portato nevicate diffuse sul comparto forlivese-cesenate e riminese, nelle aree di pianura e costiere la fascia interessata dalle precipitazioni nevose con accumulo è stata alquanto ristretta, in pratica da poco a nord di Cesena fino a Rimini, con i massimi lungo la linea che va da Gambettola a Santarcangelo dove si sono superati, sia pure di poco, i 10 centimetri. Più a sud, lungo la costa, è prevalsa la forma di pioggia mista a neve con deposito assente o irrisorio, mentre sul comparto ravennate e forlivese settentrionale non ci sono state precipitazioni di rilievo".

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"Il fenomeno, in pianura, ha quindi avuto caratteristiche particolari, anche se si tratta di evenienze tutt’altro che rare - chiarisce il tecnico-meteorologo -. In quota abbiamo avuto il passaggio di un nucleo di aria molto fredda e moderatamente instabile (-35°C a circa 5400 m) proveniente dai Balcani, che con moto retrogrado ha attraversato la nostra regione, disponendo correnti relativamente cicloniche, cioè che “costruiscono” nubi, rendendo quindi instabile l’atmosfera. Tuttavia, è stata la circolazione nei bassi strati, forzata dall’orografia locale, dal profilo costiero e dalla presenza dell’Adriatico, a determinare la particolare distribuzione delle precipitazioni. I venti da nord-est sui medi e bassi livelli hanno impattato cib l’Appennino, ammassando aria fredda sui nostri versanti, costruendo quella che tecnicamente viene definita una "diga di aria fredda". Ciò ha fatto aumentare la pressione in direzione dei rilievi facendo nascere una corrente parallela al corrugamento orografico e quindi disposta da ovest-nord-ovest ad est-sud-est (tecnicamente flusso di barriera). Essa, spingendosi sempre più a valle e fino alla costa riminese, è andata a convergere con i venti di bora che soffiavano sul mare antistante".

Le cartoline del Cesenate imbiancato

Chiarisce ancora Randi: "La convergenza di massa d’aria ha provocato inevitabilmente moti verticali dal basso che, sfruttando l’atmosfera instabile dovuta al passaggio del nucleo freddo in quota, ha prodotto bande nuvolose, anche cumuliformi, con precipitazioni a tratti anche a carattere di rovescio. Un secondo effetto è arrivato direttamente dal mare la cui superficie, mite e sorgente di aria umida, al passaggio di aria molto fredda ai livelli superiori, ha innescato linee di nubi cumuliformi, anche in questo caso con rovesci intermittenti che si sono diretti verso la costa portati dalle correnti da nord-est. Un terzo “ingrediente” è stato rappresentato da una piccola depressione nei bassi strati che si è portata dal mare antistante il pesarese-riminese verso nord-ovest, portando aria più umida fino ai livelli medi incline a innescare maggiori precipitazioni".

"I tre effetti sono andati a sommarsi e la formazione di nubi e precipitazioni è stata più efficace sul comparto cesenate-riminese lungo una fascia piuttosto ristretta modulata dalla convergenza nei bassi livelli, mentre più a nord è venuta a mancare la componente legata alla figura debolmente depressionaria marittima che è rimasta sull’Adriatico riminese prima di colmarsi per l’aumento della pressione a partire da nord. Sui rilievi è nettamente prevalsa la componente orografica", la chiosa di Randi.

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