Stagione buona, ma i lavoratori del turismo non la pensano così: "Serve più innovazione"

Albergatori, balneari e commercianti hanno la percezione che l'estate appena terminata sia andata maluccio, ma i dati rilevati dicono di no: non è stata un'estate da buttare

Albergatori, balneari e commercianti hanno la percezione che l'estate appena terminata sia andata maluccio, ma i dati rilevati dicono di no: non è stata un'estate da buttare. Questo è quello che emerge, a livello di numeri, dalla ricerca svolta dal centro studi Confesercenti cesenate di cui è responsabile Angelo Spanò. Indagine presentata al Grand Hotel di Cesenatico nell'annuale incontro organizzato per riflettere sull'andamento, ma soprattutto per analizzare le strade nuove da intraprendere dal punto di vista della progettualità.

Nonostante il 2017 sia stata un'estate eccezionale, quindi imparagonabile, la Riviera ha tenuto anche nel 2018 registrando dati accettabili, in linea con gli altri anni. A soffrire di più, si legge nella ricerca, sono stati i commercianti. I turisti spendono meno, nonostante i soldi nei portafogli degli italiani siano in crescita. Si portano la borsa frigo in spiaggia, non comprano bottigliette d'acqua al bar ma si affidano alle varie fontane.

"I clienti vogliono più innovazione - spiega Fabrizio Albertini, presidente di Confesercenti di Cesenatico-Gatteo a Mare, vicepresidente regionale Assohotel nonché albergatore - e questa innovazione deve venire dalla politica, dagli amministratori. Abbiamo ottimi esempi di progetti a lunga scadenza, come l'intervento fatto a Cesenatico dei giardini a mare, o quello che stanno effettuando sul lago di Garda con un'enorme ciclabile che circonderà il lago, per capire come bisognerebbe muoversi. Ogni volta che c'è un'innovazione di questo tipo c'è un gran fermento sia da parte degli stessi albergatori del luogo a cui viene voglia di ristrutturare e investire, che dei turisti attratti dalla novità. Questo è quello su cui dovrebbe puntare nei prossimi anni Cesenatico e tutta la riviera. Anche perché va bene fare promozione, avere molti soldi per pubblicizzarsi, ma se poi non sappiamo cosa pubblicizzare di nuovo o su cosa puntare per attrarre un tipo di turismo particolare, diventa quasi un boomerang". 

I dati aggregati dei 4 comuni (Cesenatico, Gatteo Mare, Savignano e San Mauro Mare) parla di una variazione positiva per quanto riguarda gli arrivi (0,20%). Gli italiani nel 2017 erano stati 384 mila e 521 mentre nel periodo da gennaio luglio 2018 sono cresciuti arrivando a 385 mila 928. Gli stranieri invece sono calati: nel 2017 sono stati 89.760 mentre nel 2018 si sono fermati a 89.289. Il totale, comunque, è in crescita. Nel 2017 gli arrivi sono stati 474.281 mentre nel 2018 475.217. Diverso il discorso per le presenze e la permanenza media che, rispettivamente, vedono due segni negativi (-0,27% e - 0,53%).  A fronte di questi numeri, però, la percezione dell'andamento della stagione è incredibilmente più pessimista. La ricerca ha visto un centinaio di imprese intervistate, di cui 60 nel settore del turismo e 40 nel settore del commercio. Il 51% di queste risponde che il fatturato del 2018 è diminuito, solo il 20% parla di aumento. Stesso discorso per l'utile. Il 55% è convinto che la stagione turistica appena terminata sia andata peggio in confronto a quella eccezionale del 2017 (nonostante i numeri non siano così drammatici). I motivi? Il 24% attribuisce la cattiva stagione alle strutture ricettive inadatte alle nuove esigenze del turista, il 12% alle carenze infrastrutturali, il 23% alle condizioni del mare, il 10% all'andamento meteorologico, il 4% alle previsioni meteorologiche errate, il 21% alla situazione economica nazionale. Alla domanda se a breve ci sarà un miglioramento della situazione turistica nella riviera romagnola il 50% ha risposto no, il 21% sì e il 29% non so.

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Cosa fare per migliorare la situazione e rilanciare il modello turistico romagnolo? Le risposte sono state varie, ma quella che ha ottenuto più consensi è stata quella relativa ai maggior investimenti per l'ambiente e il mare (22%), a seguire strutture ricettive più idonee (17%) e al terzo adeguamento delle infrastrutture (15%).    

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