L'ultima parola della Cassazione: "Marco Pantani non fu ucciso"

La Corte di Cassazione ha dichiarato "inammissibile" il ricorso presentato dai Pantani per "infondatezza della notizia di reato"

Marco Pantani non fu ucciso. La Corte di Cassazione ha detto la sua ultima parola sulla morte del "Pirata", trovato senza vita la sera di San Valentino del 2004 in una stanza del residence "Le Rose" di Rimini. E' stato quindi confermato il verdetto del giudice per le indagini preliminari, Vinicio Cantarini, accogliendo la richiesta di archiviazione presentata dal procuratore capo, Paolo Giovagnoli, definendo l'ipotesi del delitto "una mera congettura fantasiosa". L'inchiesta era stata aperta dopo l'esposto presentato dai familiari del campione di Cesenatico attraverso l'avvocato Antonio De Rensis, ma per la Procura non c'erano indizi circa una morte violenta del vincitore del Giro e del Tour del 1998. Le prove raccolte dagli investigatori hanno confermato quanto era emerso dalla prima inchiesta. Pantani morì il 14 febbraio del 2004 dopo aver assunto un cocktail micidiale di medicinali e cocaina. La Corte di Cassazione ha dichiarato "inammissibile" il ricorso presentato dai Pantani per "infondatezza della notizia di reato". La famiglia del Pirata è stata condannata al pagamento delle spese processuali. La notizia è stata riportata dal "Corriere Romagna" e "Resto del Carlino".

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