Una storia di altri tempi: "Il viaggio di 7 ore della maestra per arrivare a scuola"

Una storia affascinante e di altri tempi quella raccontata da don Daniele Bosi, protagonista una maestra che insegnava a Viezza

"Dopo la pubblicazione dell’articolo storico sulla chiesa di Viezza, giovedì 26 marzo scorso, ricevo una piacevole telefonata da una persona che non conoscevo di Meldola, la signora Giuseppina Bandini la quale, avendo letto il pezzo, ha voluto contattarmi per raccontare la sua esperienza su Viezza e abbiamo fatto una conversazione telefonica che riporto qui integralmente". A raccontare questa bella storia è don Daniele Bosi, parroco di Villachiaviche. Un viaggio di più di sette ore quello della maestra per recarsi a scuola, da Meldola a Viezza, frazione di Verghereto.

“Essendo giovane maestra, ha avuto la cattedra a Viezza nell’anno 1957 – 1958 dove ero da sola con 7 alunni in pluriclasse: 3 in terza, 3 in quarta, una in prima. Se le racconto quanto ci mettevo per raggiungere la scuola non mi crederà, sembra che parli del Medioevo, anche se sono passati solo poco più di sessant’anni”. Giuseppina ritornava a casa una volta al mese, era impensabile poterci tornare tutte le settimane. E il viaggio era un’odissea: il lunedì mattina, per andare da Meldola dove abitava fino a Viezza, impiegava 7 ore e mezzo circa, quasi 8. “Partivo prima delle 6 da Meldola, con un’automobile presa a noleggio guidata dal mio fidanzato, che ora è mio marito, che mi accompagnava a Forlimpopoli. Lì salivo in corriera e arrivavo a San Piero in Bagno alle 9.15. Con altre tre maestre salivamo in una vettura di servizio pubblico, che accompagnava le altre insegnanti prima di me a Riofreddo e a Trappola. Ad Alfero, quando ero fortunata, cioè quando i contadini erano lì per vendere la legna, approfittavo del passaggio e caricavo le mie provviste per rimanere un mese a Viezza, dove la scuola e il mio alloggio erano presso l’ottima famiglia Gregori. Con la cavalla arrivavo fino a Mazzi. Quando non c’era, erano altri 5 km in più da fare a piedi. A Mazzi, presso una famiglia, prendevo i miei stivaloni, pantaloni, impermeabile lasciati lì il sabato precedente e, vestita come un palombaro, scendevo a Para e su, a piedi fino a Viezza. Almeno altri 7 km". 

"Vincevo la paura di incontrare animali cantando e pregando - racconta la maestra - Lassù non c’era il pericolo di incontrare mostri, ma solo persone oneste e buone che molte volte mi aiutavano a portare i bagagli con libri, quaderni e cibo. Arrivavo così a scuola verso le 13.30 per insegnare nel pomeriggio. I contadini mi avevano insegnato a percorrere un sentiero che da Viezza andava direttamente a Quarto che loro utilizzavano quando dovevano andare a Cesena, cosi risparmiavano soldi nel biglietto della corriera partendo da Quarto anziché da San Piero. Cosi a volte percorrevo quello, in compagnia di un cane che da Viezza mi accompagnava, e poi ritornava da solo a casa. Lassù aria, acqua, ospitalità erano ottime anche se mancava luce elettrica e telefono. Gli alunni rimanevano con me tutto il giorno durante l’inverno e in primavera, molte volte, andavamo con libri e quaderni a trascorrere l’intera giornata al pascolo, così intanto sorvegliavamo mucche, pecore e capre, altrimenti i genitori non avrebbero mandati i bambini a scuola per mandarli appunto a pascolare; facendo così facevamo tutte e due le cose insieme: scuola e sorveglianza alle bestie. Il banco era un lastrone di pietra. La natura era maestra ed era il miglior libro. Alla domenica, percorrendo circa 15 minuti a piedi, andavamo a messa alla chiesa di Santa Maria in Montegiusto, che veniva celebrata dal parroco di Pereto che arrivava con la cavalla. Essere maestra qui non era solamente condividere l’orario scolastico, come siamo abituati noi oggi, ma era un condividere quasi totalmente la vita di quelle famiglie rurali, ma felici”.

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"La signora mi ha spedito, in parrocchia a Villachiaviche, una busta con una fotografia scattata a Viezza nel 1958. Ritrae una volpe legata ad una catena: un suo alunno l’aveva catturata e l’aveva portata a scuola per studiarla, e rimase alcuni giorni con i bambini. Mi viene da sorridere solo al pensare se questo accadesse oggi".

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