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I sindaci contro le Poste: "Mantenere il servizio base universale anche in zone spopolate"

La riorganizzazione postale non può penalizzare le zone decentrate e meno popolate che, anzi, proprio per questo, avrebbero più bisogno di questo servizi

La riorganizzazione postale non può penalizzare le zone decentrate e meno popolate che, anzi, proprio per questo,  avrebbero più bisogno di questo servizio. A ribadirlo i sei Sindaci dell’Unione Valle Savio  - Paolo Lucchi di Cesena, Marco Baccini di Bagno di Romagna, Monica Rossi di Mercato Saraceno, Fabio Molari di di Montiano, Luigino Mengaccini di Sarsina ed Enrico Salvi di Verghereto - che nei giorni scorsi hanno chiesto man forte ai parlamentari e ai consiglieri regionali del territorio e ai vertici dell’Uncem regionale e nazionale per difendere il mantenimento dei livelli essenziali del servizio.
Non è la prima volta che i Sindaci dell’Unione sollevano il tema, ma ora lo fanno con nuovo vigore alla luce dei recenti pronunciamenti del Parlamento Europeo (che paiono bocciare il programma di riduzione dei servizi intrapreso non solo in Italia) e delle decisioni assunte della giustizia amministrativa (l’ultima solo pochi giorni fa, con il Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso del Comune di Civitella contro la chiusura dell’ufficio postale di Voltre).

 Così, i Sindaci di Bagno di Romagna, Cesena, Mercato Saraceno, Montiano Sarsina e Verghereto ricordano che, con il suo voto, il Parlamento europeo ha messo nero su bianco un concetto molto chiaro: “il servizio universale deve continuare a essere fornito nella misura massima, cioè deve almeno comprendere consegna e ritiro per cinque giorni a settimana per ogni cittadino europeo. Inoltre, al fine di soddisfare l’obbligo di servizio universale è importante mantenere ben funzionanti le reti postali, con un numero sufficiente di punti di accesso nelle regioni rurali, remote o scarsamente popolate".
 “Queste indicazioni – sottolineano i Sindaci nella lettera inviata ai parlamentari e ai consiglieri regionali - si pongono in termini antitetici rispetto ai  piani di smantellamento del servizio in atto in varie parti dell’Unione Europea, come in Italia, né può valere, in tale logica, il richiamo alla "flessibilità" per accreditare un servizio attivato a giorni alterni e con drastica riduzione dei punti di accesso”.
 
“Non va dimenticato, per di più, - proseguono i Sindaci - che la predetta impostazione trova pieno conforto nella posizione assunta anche di recente dalla Giurisprudenza amministrativa. Si richiama a tal proposito la sentenza con cui il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato da dodici Comuni friulani contro la chiusura o il ridimensionamento orario di uffici postali talvolta decentrati, ma non sempre in territori spopolati”.
 
“Alla luce dei recenti sviluppi – concludono i Sindaci - e sicuri della Vostra consapevolezza nel ritenere quanto il servizio postale rappresenti per la cittadinanza un elemento fondamentale per garantire livelli minimi ed essenziali  di gestione  delle ordinarie attività della collettività generalmente intesa, Vi chiediamo di voler sviluppare, presso gli organismi competenti, ogni forma di azione o iniziativa per un rilancio di tale importante servizio secondo quei livelli di copertura ed efficienza evidenziati dal Parlamento Europeo anche in questo ambito territoriale ed a prescindere dalla densità di popolazione delle zone interessate.
 

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