Scomparsa nel nulla nel 2000, pena confermata in Appello: 20 anni all'ex marito

Questo ha stabilito la Corte d'Appello di Bologna nei confronti di Costante Alessandri, ritenuto colpevole dell'omicidio dell'ex moglie Manuela Teverini

Confermata la pena di 20 anni di carcere. Questo ha stabilito la Corte d'Appello di Bologna nei confronti di Costante Alessandri, ritenuto colpevole dell'omicidio dell'ex moglie Manuela Teverini, scomparsa nel nulla il 5 aprile del 2000 a Capannaguzzo, frazione di Cesena. La pubblica accusa sostenuta dalle parti civili aveva chiesto di aggravare la pena, una condanna a 30 anni riconoscendo la premeditazione dell'uxoricida, con l'occultamento di cadavere. Non c'è stata una riforma in peius ma neanche un'assoluzione come chiesto dalla difesa dell'imputato. "Restiamo convintissimi dell'innocenza dell'imputato e faremo ricorso in Cassazione", precisa l'avvocato Piero Benini, che difende insieme all'avvocato Silvia Brandoli, Costante Alessandri. Per quanto riguarda le parti civili, il tribunale ha fissato in 300mila euro il risarcimento spettante alla figlia della vittima, Lisa, molto piccola all'epoca dei fatti, 200 mila euro per la madre di Manuela Teverini e 150mila euro per ognuno dei cinque fratelli della sfortunata donna.

Il primo grado

Costante Alessandri fu condannato a inizio gennaio del 2019 a 20 anni di carcere beneficiando dello sconto di pena per la scelta del rito abbreviato. E' stato ritenuto responsabile dei reati di omicidio volontario e distruzione di cadavere. Si era concluso così il processo di primo grado riaperto su quello che viene definito "cold case", un caso freddo dato che Manuela scomparve nel nulla il 5 aprile delle 2000 dalla sua abitazione di Capannaguzzo, nelle campagne di Cesena. Il sostituto procuratore Filippo Santangelo, nel processo con rito abbreviato davanti al giudice Giorgio Di Giorgio, al Tribunale di Forlì aveva chiesto l'ergastolo. 

L'arresto nel 2002

Nel dicembre del 2002 il marito fu arrestato per omicidio e occultamento di cadavere. Fu condotto in carcere a Forlì, dove rimase per circa un mese. In un’intercettazione parlò dell’omicidio della moglie con la prostituta che frequentava: ma davanti agli investigatori disse che lo aveva fatto per provocarli, visto che sapeva di essere intercettato. Ad aggravare la posizione del marito la presenza di un’assicurazione sulla vita stipulata da Manuela poco prima. Venne però scarcerato in quanto gli esiti sulla ricerca del cadavere nei pressi dell’abitazione di Capannaguzzo diedero esito negativo. Così sembrava essersi chiuso definitivamente il caso. La figlia, ora 21enne, ai microfoni di “Chi l’ha visto” aveva chiesto la riapertura del caso: “Voglio tutta la verità”, disse la giovane.

L'inchiesta bis

E la Procura lo aveva riaperto, con un primo sopralluogo effettuato nell'area dell'abitazione di Franco Alessandri, fratello di Costante.  Gli investigatori perlustrarono anche un appezzamento di terreno nei pressi dell'abitazione del marito della scomparsa coi cani molecolari specializzati nella ricerca di resti umani, e col georadar in dotazione alla Polizia Scientifica di Roma. Con un escavatore venne realizzato un buco di circa una trentina di metri nel suo punto più largo, profondo 2-3 metri. Ore e ore di lavoro sotto una pioggia scrosciante per verificare quanto i cani specializzati avevano “fiutato”. Fu scandagliata anche una vecchia cava di argilla a Bagnarola.  Nonostante non fossero stati rinvenuti i resti umani della vittima, è stato possibile avvalorare le ipotesi investigative alla luce dei nuovi e determinanti elementi che sono emersi nel corso dell’attività in questione. "Le nuove testimonianze raccolte, l’analisi del nuovo materiale rinvenuto nelle ultime perquisizioni, la rilettura dei pregressi elementi già esistenti che in passato avevano supportato l’alibi del marito, riletti nel nuovo contesto investigativo sono risultati determinanti a rafforzare il quadro probatorio", spiega una nota della Polizia di Stato.

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Il movente alla base dell’omicidio  sarebbe di natura economica. L’efferato delitto per l'accusa, che l'ha spuntata in Tribunale, è avvenuto nella notte tra il 5 e 6 aprile del 2000. Subito dopo l’imputato aveva messo in atto una serie di condotte volte  volte a simulare l’allontanamento volontario della moglie.

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