Dietro il pestaggio l'ombra della droga: le telecamere spezzano il muro d'omertà

I Carabinieri fin da subito hanno seguito la pista legata al mondo dello spaccio di droga, individuando in meno di trenta giorni l'aggressore, un operaio napoletano di 23 anni

Era stato trovato per terra in un lago di sangue. Un violento pestaggio, avvenuto la notte del 29 aprile scorso in Piazza Pertini a Gambettola, dai contorni inizialmente nebulosi, con la vittima, un quarantasettenne, che si era trincerato nel silenzio, senza fornire particolari. I Carabinieri fin da subito hanno seguito la pista legata al mondo dello spaccio di droga, individuando in meno di trenta giorni l'aggressore, un operaio napoletano di 23 anni, residente a Gambettola. L'individuo è stato arrestato nella mattinata del 25 maggio scorso in flagranza di reato per  detenzione ai fini spaccio di sostanza stupefacente ed indagato a piede libero per l'aggressione. 

I fatti

L'aggressione si è consumata intorno alle 2 della nottata del 29 aprile nel cuore di Gambettola. Gli uomini dell'Arma hanno trovato riverso a terra un 46enne della zona, con ferite lacero contuse sul cuoio capelluto e il volto tumefatto. Portato all'ospedale, gli è stata riscontrato un “trauma cranico non commotivo”, “una ferita lacero contusa a stella del cuoio capelluto” ed “una frattura nasale”, con prognosi di venti giorni.  La vittima dell’aggressione non ha fornito elementi utili per risalire all'aggressore, facendo presente di essere stato probabilmente rapinato del portafogli e del telefono cellulare. 

Le indagini

I militari, al comando del capitano Francesco Esposito, coordinati dal pubblico ministero Francesca Rago, hanno indirizzato fin dalle prime battute l'inchiesta verso il mondo dello spaccio e del consumo di stupefacenti, data anche la reticenza della vittima. Un primo particolare anomalo era  stata la denuncia di smarrimento del portafogli, sporta dalla vittima, apparsa sin da subito inverosimile. Il 46enne ha continuato in un secondo momento a non fornire elementi utili alle indagini, cambiando versione più volte sull'episodio di rapina sino a ritenerla quanto meno probabile. Elementi che hanno rafforzato le ipotesi degli inquirenti.

Telecamere

I Carabinieri hanno analizzato le immagini dei sistemi di sorveglianza presenti nella zona. Le telecamere, pur non riprendendo l’aggressione, poiché avvenuta in un punto non coperto, sono risultati utili poiché hanno consentito di individuare alcuni soggetti presenti. E' stato così possibile rompere il muro di omertà alzato nell’immediatezza dalle persone presenti all’atto dell’intervento della pattuglia. E le indagini si sono orientate nei confronti del 23enne campano.

Un'altra aggressione

Ulteriore particolare che era apparso anomalo, rispetto a quanto sino ad allora accertato,  si nascondeva nel tipo di frattura riportata dalla parte offesa, in particolare quella del setto nasale. I successivi accertamenti hanno permesso di chiarire che il quarantasettenne aveva subìto nel corso della serata ben due aggressioni. La prima da parte di altro soggetto, con il quale aveva trascorso parte della serata in un locale del centro di Gambettola e con il quale per pochi minuti si era allontanato dallo stesso a bordo della sua autovettura per farvi ritorno dopo pochi minuti. In seguito alla chiusura del locale, la vittima dell’aggressione ha incrociato il 23enne, con il quale ha iniziato un alterco che è sfociato nella seconda aggressione e probabilmente nella  rapina. Sulla base degli elementi raccolti e delle persone coinvolte, era verosimile ritenere che il movente di tali fatti risiedesse nello spaccio di droga.

La perquisizione

La perquisizione nel domicilio del sospettato, firmata dalla Procura, ha permesso di trovare il telefono cellulare rapinato al 46enne. Il nervosismo palesato dal 23enne ha spinto gli uomini dell'Arma ad approfondire il controllo, consentendo così di recuperare sei panetti di hashish da 99 grammi ciascuno, più un’altra metà di un altro panetto per un totale di 745 grammi; alcune strisce e pezzi vari di hashish; un cutter, un coltello e un bilancino di precisione (usati per dividere in pezzi i panetti e pesarli) e il materiale per il confezionamento (buste di cellophane già strappate). In casa sono stati trovati anche oltre 4mila euro, 3200 in banconote e circa 900 euro in moneta. Gli investigatori ipotizzano che la droga fosse destinata al consumo locale.

La misura cautelare

All'arrestato, in attesa del processo, è stato imposto l'obbligo di dimora a Cesena, presso un conoscente. Lavorando in città, infatti, ha chiesto e ottenuto di poter continuare a farlo e gli è stato imposto il divieto di allontanarsi negli orari serali e notturni da casa. Questo in attesa del processo (pm Magnolo).

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