Operaio di Soilmec morto sul lavoro in Turchia, la Uil: "Capire la dinamica per intervenire"

I sindacati interni di Soilmec hanno avviato una colletta per sostenere la famiglia, con una cifra che si aggira tra i tremila e i cinquemila euro

“Siamo in attesa di un incontro di quelli già calendarizzati con l'azienda per capire esattamente che cosa è successo. Normalmente a seguito di un incidente sul lavoro, specialmente mortale, proclamiamo lo stato di agitazione, ma in questo caso prima di prendere provvedimenti attendiamo le informazioni su una tragedia avvenuta così lontano”: lo spiega Roberto Ferrari del sindacato della categoria dei metalmeccanici Uilm-Uil. 

Il riferimento è alla morte di Marino Iannello, 46 anni, dipendente di Soilmec, morto giovedì 23 febbraio scorso in un tragico incidente sul lavoro a Istanbul, dove il colosso cesenate delle costruzioni è partner in un grande progetto, la realizzazione del nuovo porto di Galata, nell'omonimo quartiere centrale della megalopoli sul Bosforo. Durante alcune operazioni con addetti turchi c'è stato l'incidente che ha causato la morte dell'uomo, che viveva in provincia con la sua famiglia.

I sindacati interni di Soilmec hanno avviato una colletta per sostenere la famiglia, con una cifra che si aggira tra i tremila e i cinquemila euro: tutto denaro frutto della beneficenza e del cordoglio dei colleghi di Iannello, che sono rimasti molto colpiti da questo incidente. “Alla Soilmec, la sicurezza – spiega Ferrari – è sempre stata al centro dell'attenzione e della concertazione coi sindacati, con l'azienda che ha sempre adempiuto ai suoi obblighi per esempio sulla formazione”.

Ma i cantieri all'estero, dove operano anche altre ditte non italiane e in cui si realizzano grandi opere, sono sempre un nodo di grande criticità, per quanto nel colosso cesenate delle costruzioni questo sia “pane quotidiano”. “Non abbiamo mai riscontrato problematiche particolari nei cantieri all'estero e consideriamo la sicurezza in essi al pari dei cantieri italiani – ragiona Ferrari -, ma se ci sono delle mancanze da mettere a posto, ne discuteremo senza problemi con l'azienda, prendendo i nostri provvedimenti”. Per esempio ci sono spesso gli esiti fatali di incomprensioni linguistiche tra persone che operano sugli stessi macchinari. “Questo è un problema noto – conclude Ferrari – che non si verifica solo all'estero, ma anche in Italia, dal momento che c'è molta manodopera extracomunitaria anche qui, tanto che i corsi di sicurezza prevedono anche corsi di italiano per stranieri”. L'attesa è quindi di conoscere l'esatta dinamica di quanto accaduto per prevenire simili tragici episodi. Della questione non è stata investita la Procura della Repubblica di Forlì, che non ha alcun fascicolo aperto sull'incidente, in quanto avvenuto all'estero.

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