Il "bimbo morto siriano" subito rimosso, l'artista: "Peccato, quella si chiama piazza della Libertà"

Peccato che abbiano rimosso tutto in poche ore. Quel bambolotto insanguinato e le impronte rosse di persone che si muovono in senso inverso, simbolo di indifferenza a quell'atroce immagine

Peccato che abbiano rimosso tutto in poche ore. Quel bambolotto insanguinato e le impronte rosse di persone che si muovono in senso inverso, simbolo di indifferenza a quell'atroce immagine, sono state tolte subito da piazza della Libertà per evitare che qualcuno potesse vederle, riflettere, pensare, magari protestare. La Polizia Municipale conferma che non è stato un suo intervento quella rimozione dell'immagine così cruda, come si poteva pensare dal momento che si è trattato pur sempre di un uso non consentito di uno spazio pubblico. 

Quando un'installazione artistica (con un messaggio da veicolare e una precisa volontà estetica) appare in mezzo a una città significa che l'artista vuole rivolgersi all'intera comunità, ha qualcosa da dire e in un mondo in cui passa tutto da uno schermo sarebbe stato bello avere qualcosa e qualcuno che "buca" quello schermo.  L'installazione, o land art, di cui parliamo è apparsa giovedì mattina in piazza della Libertà accanto alla fontana e nemmeno dopo un'ora qualcuno ha subito provveduto a toglierla. Erano una serie di impronte rosse nei pressi dell’abside del Duomo. Vicino c'era anche una scritto “Non in mio nome”. Sempre in Piazza della Libertà, vicino agli zampilli della fontana, al centro di un ideale emiciclo disegnato dalle impronte che “si allontanano” vi era anche il bambolotto di un bambino a faccia in giù, in jeans e maglietta rossa, cioè proprio come Aylan, il piccolo profugo siriano che fu trovato morto in una spiaggia turca nel settembre 2015. Fradicio, come era bagnato lo stesso bambolotto, sull'ideale "spiaggia" di piazza della Libertà che è a raso rispetto alla pavimentazione.

Prima è sparito il bambolotto (per evitare di disturbare i bambini che giocano accanto alla fontana e che normalmente guardano film o cartoni animati molto più violenti), poi le impronte color sangue. 
In città si sussurra che sia stato l'artista Silvano Tontini a realizzarla anche perché nel 2011, in occasione del decennale dell'attacco alle Twin Towers, era stato già l'autore di  un'installazione simile: una grande palla ai piedi della scalinata della Rocca, un mondo malato, e sulle scale 2974 detriti, ognuno con un nome, per ricordare i morti della strage. Un'altra volta insieme al suo gruppo Rad'Art (di cui fa parte anche l'artista Anton Roca) era intervenuto nella cripta di Santa Cristina e nel Torrione del Nuti alla Rocca con installazioni particolari, una canoa appesa che si illuminava e un tavolo. Installazioni d'impatto, che come la miglior arte contemporanea, hanno il fine di far riflettere, di stuzzicare le coscienze.

"L'arte o è contemporanea e interviene sulle cose, sul senso civico, mandando messaggi chiari al di fuori dei classici luoghi deputati all'arte, oppure non ha più senso" spiega il maestro Tontini, raggiunto al telefono. Quindi è lei l'autore? "Posso dire solo che chi ha suggerito questo accostamento tra l'opera in piazza della Libertà e il sottoscritto non è lontano dal vero. Non mi faccia dire altro. Mi dispiace comunque che la piazza della Libertà, e sottolineo della Libertà, sia stata subito ripulita".  Un messaggio e un invito al mondo dell'arte? "Io vedo che anche nel mondo dell'arte non ci sono più voci di rottura, voci forti. Una volta l'artista era quello che guardava lontano, arrivava a vedere, senza volerlo ma con suggestioni, dove gli altri non arrivavano. Apriva le menti, creava dibattito..."

Risveglio in piazza della Libertà

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