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Quattro candidati M5S rinunciano al seggio, Pd: "Si sono candidati per scherzo?"

Il Gruppo Consigliare del Partito Democratico, in una nota, va all'attacco, chiedendo ai rinunciatari al seggio il motivo per cui si erano candidati se non volevano rappresentare i cittadini cesenati in Consiglio

Si scatena la bagarre politica contro il M5S di Cesena. La polemica prende origine dalle dimissioni, un mese fa fa, del capogruppo Massimiliano Rocchi, dimissioni giustificate con il dissenso rispetto ad una linea del movimento grillino. Per rimpiazzare il suo seggio è stato necessario scorrere la lista dei non eletti fino al quinto posto. In quattro, infatti, risultati consiglieri comunali in pectore hanno preferito non accettare l'incarico per il quale si erano candidati alle elezioni.
 

Il Gruppo Consigliare del Partito Democratico, in una nota, va all'attacco, chiedendo ai rinunciatari al seggio il motivo per cui si erano candidati se non volevano rappresentare i cittadini cesenati in Consiglio: “Appare assai fuori luogo il teatrino inscenato all’interno del Movimento 5 Stelle di Cesena al momento delle dimissioni del Capogruppo Consigliare Massimiliano Rocchi, per trovare la disponibilità di un sostituto per ripristinare il legittimo assetto del Consiglio Comunale abbiamo dovuto attendere il quinto della “classifica” dei non eletti per trovare la disponibilità. Ci piacerebbe chiedere cosa ne pensano gli oltre 200 cittadini che avevano votato queste 4 “persone di fiducia”, visto che hanno rifiutato di impegnarsi per il bene comune dopo aver incassato la loro fiducia: un totale di 208 voti (72 + 37 + 34 + 33 + 33) in pratica buttati al vento, per arrivare ad avere in consiglio una persona eletta con 30 voti”.
 

Per la cronaca il nuovo consigliere del M5S è Claudio Capponcini, che prende il posto del capogruppo Massimiliano Rocchi, dimessosi in data 15 Settembre dopo appena tre mesi dalle elezioni. Conclude il Pd: “Senza scendere nelle motivazioni personali di ciascuno, questo comportamento ci lascia quantomeno un po' perplessi. Forse chi si è candidato pensava di non avere chance di elezione per cui ha aderito per fare numero? Forse chi si è candidato credeva fosse uno scherzo? La politica non e' un gioco, e' una cosa seria”.
 

Ed infine: “Declamare di essere i dignitari della partecipazione, ergersi a paladini della Società, autonominarsi rappresentanti del popolo e poi chiamarsi fuori nel momento in cui effettivamente, concretamente e legittimamente si possono rappresentare i cittadini (tutti i cittadini) credo che debba far riflettere sull’effettiva volontà di voler rappresentare qualcuno. Il rispetto delle Istituzioni, dei Cittadini, delle regole, sono caratteristiche basilari che devono contraddistinguere chi si mette a disposizione della Comunità per la gestione del Bene Pubblico”.

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