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Martedì, 29 Novembre 2022
Sindacati

Bufera sui manifesti della 'teoria gender', la Cgil: "Rimuoverli subito, valutiamo un esposto"

Dopo la richiesta delle associazioni femministe, anche le Camere del lavoro della Romagna si oppongono alla nuova campagna pubblicitaria firmata dall’Associazione Pro Vita & Famiglie

Le Camere del lavoro della Romagna si oppongono alla nuova campagna pubblicitaria firmata dall’Associazione Pro Vita & Famiglie. Nel nuovo manifesto compare la fotografia di un bambino con un’espressione tra il triste e l’imbronciato mentre due mani di due persone diverse e fuoricampo, di cui una con le unghie smaltate arcobaleno, gli propinano un fiocco rosso da mettere in testa e un rossetto che si avvicina alle labbra. In alto campeggia la scritta “Basta confondere l’identità sessuale dei bambini".

"Tutte le Cgil della Romagna aderiscono alla lettera condivisa dalle associazioni del territorio che si occupano di parità di genere e lotta alle discriminazioni per chiedere alle istituzioni dell’Emilia Romagna e delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, la rimozione immediata di questi manifesti Pro Vita "Stop gender" che veicolano messaggi offensivi e scorretti - spiega Silla Bucci, segretario generale della Cgil di Cesena - Quella operata dai Pro Vita non è libertà d’espressione, questi cartelloni sono illegali perché non rispettano quanto previsto dal Codice della Strada all'art. 23 comma 4-bis, come modificato dalla legge 156 del 9 novembre 2021 recante disposizioni urgenti in materia di investimenti e sicurezza delle infrastrutture, dei trasporti e della circolazione stradale. La norma recita: “È vietata sulle strade e sui veicoli qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell'appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all'orientamento sessuale, all'identità di genere o alle abilità fisiche e psichiche”".

Le Camere del Lavoro di Cesena, Forlì, Ravenna, Rimini, prosegue Bucci, "stanno inoltre valutando la possibilità di presentare un esposto alle Procure della Repubblica, per assicurarsi che la campagna pubblicitaria illegale oltre che fuorviante e offensiva, dei Pro Vita & Famiglie, venga rimossa al più presto, evitando il ripetersi di azioni analoghe. Infine la Cgil e numerose associazioni della Romagna chiedono l’avvio di un percorso istituzionale affinché la recente normativa sia recepita nei Regolamenti locali, per evitare che in futuro vengano affissi nuovamente nelle vie delle città manifesti il cui contenuto e le cui immagini sono in contrasto con le norme di legge".

La replica

Replica Simone Ortolani, referente del Circolo Territoriale dell’Emilia Romagna di Pro Vita & Famiglia: "La Cgil pensi a tutelare i lavoratori, i giovani, le famiglie, soprattutto in questo periodo di gravissima e drammatica congiuntura economica e sociale e non a perdere tempo attaccando in modo vergognoso e privo di fondamento le nostre legittime affissioni che denunciano l’indottrinamento gender sui bambini. Innanzitutto il nostro messaggio è pienamente conforme alla legge, non essendo in alcun modo né violento né discriminatorio né sessista. In più, come se non bastasse, la Cgil - che dovrebbe capirne qualcosa di leggi e regolamenti - scade nell’ennesima fake news rilanciata dai nostri detrattori in questi giorni, chiamando in causa una norma inserita nel Codice della Strada. Tale norma non solo non riguarda i nostri manifesti - proprio perché pacifici - ma in ogni caso non sarebbe applicabile perché non ha i decreti attuativi ministeriali previsti dalla stessa e mai emanati. Pertanto, tali disposizioni non sono invocabili nemmeno in astratto per censurare il messaggio di Pro Vita & Famiglia".

L'associazione 'Pro Vita' e famiglia' da parte sua ribadisce: “I nostri manifesti - prima di essere esposti - sono stati approvati dagli uffici preposti dei Comuni, che non hanno ravvisato la benché minima irregolarità giuridica, com'è dimostrabile documentalmente.  L'Associazione Pro Vita e Famiglia ha ottemperato agli oneri economici stabiliti dai Comuni che hanno autorizzato l'affissione, pagando le rispettive imposte”.

"Le Camere del Lavoro di Cesena, Forlì, Ravenna, Rimini - come hanno annunciato - presentino pure un esposto alle Procure della Repubblica: riceveranno un'amara risposta e perderanno il loro tempo, perché il nostro messaggio è assolutamente inoffensivo e privo di qualsiasi discriminazione o violenza, tanto che alcuni comuni italiani, come è successo a Pavia, hanno rifiutato di censurarli riconoscendo la piena “libertà di pensiero ed espressione” - conclude -. Ribadiamo, come già fatto in questi giorni, che non ci faremo tappare la bocca e anzi, potenzieremo ancora di più la nostra azione e la nostra comunicazione, proprio perché pienamente legittima e pacifica nel voler tutelare i bambini".

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