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Berhard Brumer (CDEC digital library)

Berhard Brumer (CDEC digital library)

La tragica storia dei coniugi Brumer: le persecuzioni tra Cesenatico e Cesena

Il Comune di Cesenatico ha intitolato ai Brumer nel 2016  un parco pubblico in zona Squero, a Ponente ed a Cesena ai coniugi Brumer è stata dedicata una via

In occasione della Giornata della memoria abbiamo voluto chiedere un contributo al professor Alberto Gagliardo, del Liceo Scientifico Righi, distaccato agli Istituti per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Forlì-Cesena e Rimini, sulla storia dei coniugi Brumer, Bernhard ed Helene Rosenbaum, protagonisti della persecuzione degli ebrei stranieri, tra Cesenatico , Cesena e Forlì.  Il Comune di Cesenatico ha intitolato ai Brumer nel 2016  un parco pubblico in zona Squero, a Ponente ed a Cesena ai coniugi Brumer è stata dedicata una via. Gagliardo ha scritto il libro “Cesenatico negli anni delle leggi razziali”.

“La storia dei Brumer è molto bella, perché racconta un ebraismo straniero che si era perfettamente integrato. Erano sudditi austriaci e Bernhard combatté sul fronte austriaco durante la Prima guerra mondiale, che si era trasformata in una guerra civile tra ebrei d’Europa. Le leggi razziali rompono di fatto questa integrazione”, spiega Gagliardo.

Brumer come concessionario di vendita, entrò in contatto lavorativo con una fabbrica di giocattoli in legno che sorgeva nei pressi dello Squero a Cesenatico, la ADAC di Augusto Degli Angeli. “Brumer era molto apprezzato per le sue doti di imprenditore ed aiutò Degli Angeli, descritto spesso come un dandy non in grado di gestire in prima persone l’azienda di famiglia, in questo compito – racconta Gagliardo -. Quando, scoppiata la guerra, il 21 ottobre 1940  Brumer, venne arrestato e poi assegnato al campo di concentramento di Nereto, in provincia di Teramo, Degli Angeli fece di tutto per farlo  uscire dall’internamento. Questi campi, detti di raccolta, sono molto diversi dai campi di sterminio o di lavoro. L’imprenditore cesenaticense scrisse più volte lettere alla Prefettura, molte delle quali documentate, per far ottenere a Brumer dei permessi per tornare al lavoro e, dopo peridi intermittenti tra il campo e il lavoro, riuscì a riportarlo a Cesenatico”. Degli Angeli offrì anche ospitalità alla moglie e alla suocera di Bernard, trasferitasi con loro dopo la morte del marito, e queste lo raggiunsero a Cesenatico.

“Dopo l’8 settembre 1943, con l’arrivo dei tedeschi e l’inizio delle ‘persecuzioni delle vite’, i Brumer si rifugiano in campagna, grazie all’intervento del parroco di Cesenatico, don Lazzaro Urbini, poi morto sotto i bombardamenti, e del fratellastro di questo, don Adamo Carloni, seminarista, all’epoca minorenne. La famiglia si nascose in una casa nella campagna cesenate”, ricostruisce Gagliardo. Il 9 agosto 1944, Bernhard venne arrestato da fascisti cesenati,  insieme a don Carloni e, in un momento diverso, fu presa anche la moglie. “Ho intervistato personalmente don Adamo Carloni – ricorda -,  che disse: ‘nessun dubbio che sia trattato di una delazione’. I tre furono portati prima a San Vittore, poi nell’allora palazzo del fascio a Cesena, (Palazzo del Ridotto). Don Adamo racconta di essere stato picchiato e che la stessa sorte toccò a Bernhard. Grazie all’intervento di Beniamino Socche, allora vescovo di Cesena, don Adamo fu rilasciato. Per i Brumer, una volta conclusa la trafila dell’arresto, si aprirono le porte del carcere di Forlì”.

“Il 5 settembre Bernhard venne prelevato insieme ad altri 20 prigionieri” per poi essere ucciso nella zona dell’Aeroporto di Forlì, alle ‘casermette’. La mattina del 17 settembre la stessa sorte toccò ad Helene.  “La certezza della presenza di Helene Rosenbaum tra le vittime della strage dell’aeroporto si ebbe solo al momento della riesumazione e identificazione  dei cadaveri, che fu tragicamente condotta dalle suore”, conclude Gagliardo.    

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