"Rigenerare l'economia, la finanza e l'impresa": il focus dei "Popolari per Cesena"

Sono intervenuti all’incontro Mirco Coriaci, direttore Confcooperative Forlì-Cesena e Luca Brasini, direttore Fondazione Opera Don Baronio-Onlus

Venerdì si è svolto il quinto dei 10 Forum organizzati dai Popolari per Cesena che ha avuto come tema “Rigenerare l’economia, la finanza e l’impresa”. Sono intervenuti all’incontro Mirco Coriaci, direttore Confcooperative Forlì-Cesena e Luca Brasini, direttore Fondazione Opera Don Baronio-Onlus. Nell’introduzione, Francesco Biguzzi, della segreteria dei PpC, ha chiarito il senso del tema dell’incontro: "Di fronte alla globalizzazione della finanza e del capitale, assistiamo ad un cambiamento nel modo di lavorare e di fare impresa. E questi cambiamenti sembrano mettere l’uomo sempre più ai margini. Dunque è importante decidere quale visione del futuro della società vogliamo avere: per noi è quella che mette la persona umana al centro dell’attenzione. La rigenerazione dell’economia e della impresa passa attraverso una presa di coscienza delle motivazioni e delle fondamenta su cui poggiano. E il lavoro è un fattore determinante per la realizzazione della persona umana. Non redditi di cittadinanza, ma lavoro dignitoso per tutti. Ma la domanda è: come creare lavoro dignitoso per tutti? Non può farlo lo Stato; è compito dell’impresa privata e di quella che nasce in ambito sociale come frutto del coinvolgimento di persone che si mettono insieme per il bene comune. Dunque l’impresa sociale e la cooperazione come fattore che crea lavoro, ma che fa anche “partecipare” la gente, aumentando la democrazia".

Nel suo intervento, Coriaci ha ricordato "che Confcooperative è un “corpo intermedio”. Raccoglie cooperative, imprese che fondano la loro ragion d’essere sul capitale ma anche e soprattutto sulla persona, favorendo la partecipazione ai momenti decisionali. Nel nostro territorio ci sono ben 270 realtà cooperative associate operanti in vari settori. Ci sono realtà con una storia secolare e ci sono fiori all’occhiello per il nostro territorio. Caratteristica della cooperativa è di “sopravvivere” a chi l’ha fondata e costituita, proprio per il fatto che chi la dirige reinveste gli utili rafforzando l’impresa. Ai settori tradizionali nel sociale quali possono essere servizi alla persona e inserimento lavorativo, troviamo ora anche il badantato, gli studi medici, ecc. Il privato può sopperire a dove non arriva il pubblico; ma non il privato speculativo. Il pubblico e il privato-sociale offrono servizi a costi paragonabili, offrendo quindi la possibilità di scelta, aumentando l’efficienza nella risposta ai bisogni. Oggi la famiglia non può più ottemperare al compito di sostegno e affiancamento come poteva fare un tempo; e qui si inserisce la cooperazione sociale nell’offerta di servizi in suo aiuto. La cooperazione sociale nella nostra provincia si concretizza in circa 70 realtà con un fatturato di oltre 170 milioni. Parliamo complessivamente di 37000 soci e 17000 addetti".

"La legge del 2017 di riforma del Terzo Settore persegue la mission di un maggior benessere di tutto il territorio. Interessante è l’esperienza della “cooperativa di comunità” di cui abbiamo già un primo esempio nel nostro territorio - ha aggiunto -. La cooperazione di comunità risponde ai bisogni concreti della gente. Il welfare aziendale poi viene visto in modo riduttivo come il “buono” da spendere, mentre il fine è quello di avvicinare gli obiettivi aziendali a quelle che sono le esigenze del lavoratore. Confcooperative si affianca a chi vuole fare impresa; mette anche a disposizione a chi vuole essere imprenditore di se stesso strumenti finanziari, giuridici e di ordine psicologico. Gli strumenti finanziari ci sono; le Amministrazioni locali devono farli conoscere. La “rigenerazione” poi avviene tramite la formazione dei giovani; bene l’alternanza scuola-lavoro intesa però correttamente come un “imparare” il lavoro (e non fare fotocopie). Ci vuole il “tutor” in azienda che accolga i ragazzi e li segua. E importanza della formazione per i 40-50enni che perdono il lavoro e devono riqualificarsi".

Brasini ha ricordato l’origine della Fondazione Don Baronio, "che si identifica nella testimonianza cristiana e di impegno sociale del fondatore, don Baronio, prima verso i bambini e poi nei confronti degli anziani. Con un fatturato di 4,5 ml di euro la Fondazione gestisce una casa residenza anziani con 99 posti letto (di cui 17 privati e 82 convenzionati col Comune), un centro diurno con 25 posti, un residence per anziani autosufficienti e una cooperativa che affianca le attività della Fondazione.Nel Cesenate il rapporto posti letto per anziani/cittadini è tra i più elevati; questo però non significa che la risposta al bisogno sia sufficiente; in Fondazione il valore fondamentale è la “persona” e il “lavorare con la persona” è difficile ed impegnativo perché occorre coinvolgersi personalmente. La presenza dei famigliari in struttura costituisce una grande risorsa per il bene dell’anziano. Tramite i lasciti alla Fondazione le rette sono particolarmente basse per poter venire incontro ai bisogni delle famiglie. Non è detto però che la risposta al bisogno delle famiglie sia la casa residenza; c’è l’assistenza domiciliare, ci sono progetti che possono coinvolgere ed accogliere gli anziani durante la giornata. Importante è il volontariato organizzato fatto da persone che collaborano a rotazione alla casa residenza, coinvolgendosi in vari progetti per il benessere degli anziani". 

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