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Marino Montesi

Marino Montesi

Quartieri, dissenso anche nel Pd. L'ex assessore Montesi: "Spazzata via la democrazia"

Fratture anche nel fronte del Partito Democratico sulla decisione del Comune di Cesena di sospendere le elezioni per i consigli di quartiere e sostituirle con un sistema di nomina dei candidati da parte del Consiglio Comunale in base al peso proporzionale di ciascun gruppo

Fratture anche nel fronte del Partito Democratico sulla decisione del Comune di Cesena di sospendere le elezioni per i consigli di quartiere e sostituirle con un sistema di nomina dei candidati da parte del Consiglio Comunale in base al peso proporzionale di ciascun gruppo nello stesso Consiglio. All’interno del Pd si leva la voce dissonante di Marino Montesi, assessore di lungo corso prima in Comune (col sindaco Conti) e poi in Provincia (con il presidente Bulbi).
 

Scrive in premessa Montesi: “Sono convinto che sia valida la regola, non scritta ma opportuna, per la quale chi ha svolto mansioni pubbliche, quando queste si concludono, per un po’ di tempo debba stare zitto. A maggior ragione, sui temi-argomenti oggetto del precedente diretto impegno, anche se spesso si avrebbe voglia-desiderio di intervenire. In questi mesi, dopo aver terminato il mio mandato di Assessore, prima in Comune, poi in Provincia, con convinzione e pur con qualche difficoltà, ho osservato questa regola. Ma ora sul tema dei Quartieri a Cesena, credo serenamente di poter fare a meno di attenermi alla sopra citata regola, anche perché, come amministratore, mi sono direttamente occupato di Quartieri solo fino alla prima legislatura “Conti” (2004) e poi non più”.
 

Spiega Montesi: “Ma il mio legame con l’esperienza dei Quartieri è molto più antico e profondo: mi sono sempre considerato e sentito  un uomo dei Quartieri, e la mia storia lo testimonia. Credo che nessuno possa contraddirmi se affermo che dando vita ai Quartieri di Cesena, con la loro autorevolezza di “eletti” dai cittadini, non nominati da qualcuno, abbiamo costruito e vissuto un’esperienza originale e straordinaria – probabilmente unica in Italia -  di Partecipazione, Democrazia, Governo del Territorio. Fin dalla loro costituzione, hanno tentato sempre di lavorare -  spesso riuscendoci - al di sopra degli sterili schematismi precostituiti di maggioranza-minoranza, ma cercando sempre di considerare in primo luogo l’interesse generale del territorio e dei cittadini, dai quali avevano ricevuto il mandato”.
 

“Inoltre contemporaneamente operavano su se stessi, in una sorta di “ricerca continua”. Questo ne ha prodotto un progressivo, opportuno, salutare percorso di mutazione e sviluppo, che ha dato frutti importanti per l’intera comunità: basti ricordare quanti amministratori sono cresciuti lavorando nei Quartieri, a testimonianza di una forte vitalità accompagnata da un’altrettanto forte assunzione di responsabilità.  Proprio per queste caratteristiche, l’esperienza dei Quartieri di  Cesena è stata spesso oggetto di interesse fuori dai confini di Cesena: basti dire che la stampa nazionale dedicò ampio spazio alle loro elezioni del 1978, e anche negli anni successivi Cesena fu invitata illustrare la propria esperienza in  moltissimi convegni ed era chiamata a partecipare a gruppi di lavoro  sul decentramento a livello nazionale”
 

Quindi entra nel merito della questione: “Ora, anche se comprendendo alcune valutazioni, non posso fare a meno di pensare che con la proposta di passare da consiglieri eletti a consiglieri nominati si chiude definitivamente una fase storica. Non si può non pensare che il vento che da un po’ di tempo soffia con insistenza - quello della “controriforma della democrazia” - volutamente o meno, consapevolmente o no, sia arrivato anche a livello dei nostri quartieri. E’ un altro passo in quella direzione, dopo la cosiddetta abolizione delle Province, teoricamente superate ma ancora operative, sostanzialmente con le stesse competenze-responsabilità di prima, ma oggi “nominate”, e pertanto senza quell’autorevolezza  che deriva dall’investitura popolare. Dopo la riforma del Senato, abolito, anzi no, ma comunque anch’esso destinato a essere  “nominato” non eletto. Dopo che - se così sarà approvata l’attuale proposta di legge - anche la Camera dei Deputati sarà in gran parte “nominata” e  non “eletta” dai cittadini”.
 

Il monito: “Sarebbe auspicabile fare molta attenzione a questo “vento” che soffia e che sta spazzando via fette consistenti di Democrazia. In questo nuovo scenario che dovrebbe scaturire dalle scelte-proposte in approvazione, il nostro Paese sarà amministrato-governato solo da “nominati”, pertanto la “sovranità” non sarà più del Popolo, come mi pare stabilisca la nostra Costituzione, ma dei pochi  che avranno il potere di “nominare”.  Forse il mondo è cambiato in modo ben più radicale e profondo di quanto non sembri, e noi, giovani di ieri, non ce ne siamo accorti, non lo abbiamo capito. Ma siamo proprio convinti che questo che viene avanti sia il nuovo ? Non è che, invece, sia un nuovo ritorno del vecchio? Forse sarebbe utile, un po’ tutti, riflettere serenamente ed approfonditamente, sarebbe utile per noi, per la Democrazia, per le future generazioni”.
 

“Ritornando alla proposta di riforma avanzata dalla Amministrazione Comunale, che prevede la nomina dei consigli di Quartieri, sono certo che la Giunta l’abbia ragionata e valutata, ma pur augurandomi che produca buoni  risultati, personalmente, chiaramente, non posso concordare. Se comunque si è convinti, la si porti avanti fino in fondo - cosa legittima - magari motivandola con argomenti convincenti. Certo le attuali difficoltà, la crisi della partecipazione, (a tutti i livelli), il rischio di bassa affluenza al voto, sono elementi da considerare; in tal caso, però, sarebbe su questo che dovremmo tutti riflettere e lavorare: un problema va sempre affrontato, mai accantonato e scavalcato. Ma evitiamo, possibilmente, di giustificare la proposta citando argomenti perlomeno “deboli”, ad esempio la “legge lo impedisce”… Mi pare che la Legge in vigore sia la stessa delle ultime elezioni effettuate, e in quel caso con determinazione e coraggio, si individuarono nuove  modalità. Né, tanto meno, può essere un argomento forte neanche quello che fa riferimento ai costi: la Democrazia non ha prezzo. Certo, ha dei costi, che sono comunque produttivi, tuttavia per contenere le spese - com’è giusto e doveroso-  la strada non può essere quella di rinunciare all’esercizio democratico del voto, ma piuttosto quella di cercare di organizzare elezioni più economiche”.
 

Infine, conclude Montesi: “per quanto riguarda  l’affermazione che “altre Città lo hanno già fatto”, (Modena, Bergamo, ecc), credo che, relativamente ai Quartieri, quelle Città non abbiano l’esperienza, la storia di Cesena. Non può essere Cesena che guarda a quelle esperienza, anzi dovrebbe essere Cesena, come è spesso è accaduto, il punto di riferimento per gli altri. Se si concretizza questa annunciata riforma della “nomina”, dobbiamo essere consapevoli che, per i Quartieri di Cesena, si è arrivati  alla fine di una pluridecennale, grande e feconda fase storica. Peccato !  Personalmente -  per quel che può contare – ribadisco di non poter essere d‘accordo. Comunque, come sempre, anche su questo tema, la natura alla fine, farà il suo corso. Nell’interesse dei Quartieri, della Democrazia, vorrei tanto essere nel torto marcio”.

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