Gioco d'azzardo, spesi 4 miliardi nel 2011 per le slot machine

I filoni principali di un progetto di legge presentato dai due consiglieri regionali del Movimento 5 stelle, Giovanni Favia e Andrea Defranceschi

Promozione del gioco “misurato, responsabile e consapevole” e di interventi di prevenzione per contrastare le dipendenze patologiche da gioco. Questi i filoni principali di un progetto di legge presentato dai due consiglieri regionali del Movimento 5 stelle, Giovanni Favia e Andrea Defranceschi, che interviene su questa materia nell’ambito delle competenze della Regione: localizzazione delle sale giochi e di intrattenimenti; interventi di natura socio-educativa, socio-sanitaria e sanitaria per prevenire e curare gli effetti della dipendenza da gioco,l’allestimento di una rete di protezione socio-sanitaria in grado di farsi carico delle persone con problematiche di gioco d’azzardo patologico.

Nella relazione che accompagna il testo, composto da 16 articoli, si citano i rapporti annuali Eurispes degli anni 2009 e 2010, che illustrano come siano in “continua, forte progressione” le somme di denaro che annualmente, in media, ogni nucleo famigliare destina a attività di gioco legali e/o illegali, tanto che “in termini di fatturato prodotto, già dal 2008, l’industria del gioco era posizionata al terzo posto, dopo Eni e Fiat”. Parallelamente all’espansione del fenomeno del gioco, soprattutto d’azzardo, si assiste - a parere dei firmatari - a un aumento dei casi di patologia da dipendenza da gioco.

Sarebbero infatti cinquecentomila gli italiani affetti da “una vera e propria ossessione quotidiana” per il brivido da gioco. E alcuni arriverebbero a stravolgere la propria esistenza, in una spirale da cui non sarebbero in grado di uscire da soli, ritrovandosi in una condizione patologica, con l’aggravio di prestiti contratti e di ipoteche. In Emilia-Romagna - si legge ancora nella relazione - le slot machine sarebbero “le vere padrone dell'azzardo, con una spesa di quattro miliardi di euro nel 2011”.

La politica adottata dalle istituzioni pubbliche - sottolineano Favia e Defranceschi - appare inoltre “fortemente contraddittoria”, poiché agisce per favorire una maggiore liberalizzazione nell’accesso al gioco, permettendo che il gioco stesso sia promosso con messaggi pubblicitari pervasivi, che raggiungono ampi strati di popolazione, compresi i minorenni, e, allo stesso tempo, favorisce una maggiore assistenza per le persone affette dipendenze patologiche da gioco. Le sale giochi si configurano come pubblici esercizi e come tali sono soggetti alla potestà regolatoria del Sindaco per gli orari di apertura e chiusura. Sempre ai Comuni sarebbero attribuite le funzioni di cui al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, tra cui le licenze per sale pubbliche, per biliardi o per altri giochi leciti.

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La Regione - evidenziano i consiglieri - può invece dettare una disciplina sulla localizzazione delle sale giochi che preveda distanze da "luoghi sensibili", in particolare istituti scolastici, centri giovanili, impianti sportivi, luoghi di culto, strutture sanitarie, socio-sanitarie o assistenziali, ecc., ma anche da aree dove potrebbero influire sulla viabilità e sull'inquinamento acustico. Tali disposizioni - si legge nella relazione - non sono invasive della competenza statale, in quanto riguardano situazioni che non necessariamente implicano un concreto pericolo di commissione di fatti penalmente illeciti o di turbativa dell'ordine pubblico. “Non è invece possibile per la legge regionale rinviare a un apposito regolamento la determinazione del numero massimo di apparecchi e di congegni automatici, semiautomatici ed elettronici di trattenimento o di gioco di abilità che possono essere installati all'interno di sale giochi, circoli privati e punti di raccolta di altri giochi autorizzati”. Questa materia è infatti disciplinata da prescrizioni rientranti nell’ambito dell'"ordine pubblico e sicurezza", che l’art.117 della Costituzione (comma 2, lettera h) attribuisce alla potestà legislativa esclusiva dello Stato.

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