Scuola ai tempi del Covid, i consigli della psicologa alle famiglie

Quarantene, lunghi periodi di didattica a distanza, mancanza di contatto: la scuola può essere molto complicata in questo periodo. Abbiamo chiesto alcuni consigli alla dottoressa Marianna Zecca

Le famiglie sono state in grande difficoltà durante il lockdown della scorsa primavera, ma anche ora, tra quarantene, didattica a distanza ed incertezza, sono messe a dura prova. Ragazzi e bambini di tutte le età hanno dovuto affrontare grandi cambiamenti a scuola o negli asili, con contatti fisici ridotti al minimo e lunghi periodi di lezioni davanti ad un computer. Abbiamo provato a capire che cosa può comportare a livello psicologico tutto questo, chiedendo aiuto alla dottoressa Marianna Zecca, psicologa e psicoterapeuta che lavora tra Forlì e Cesena, con esperienza in dinamiche relazionali e familiari  e in tutte le fasi che compongono ciclo di vita come il momento dell’attesa, la nascita, i primi anni di vita e l’adolescenza. 

La seconda ondata di Coronavirus, ha portato una fase di incertezza per studenti e famiglie. Cosa è cambiato rispetto al lockdown?
Ciò che può considerarsi cambiato, tra la prima ondata di Coronavirus e la seconda, credo sia la capacità di resilienza delle persone. Abbiamo imparato non solo che questa emergenza si può affrontare ma anche che vi si può sopravvivere; abbiamo preso confidenza con qualcosa di sconosciuto che non ci ha sconfitto ma reso più coscienti, abbiamo convissuto con le nostre fragilità e ne abbiamo fatto la nostra forza. Sapendo di poter essere protagonisti attivi in questa situazione di emergenza abbiamo abbandonato in parte quel senso di impotenza che ci ha governato nella prima ondata. Se da un lato è aumentata la resilienza, dall’altro, però, è cresciuta anche la consapevolezza di ciò che stiamo vivendo e con essa sentimenti come rabbia, frustrazione, ansia e paura per il domani.

Per gli studenti delle scuole superiori, la prima parte dell'anno scolastico si è svolta principalmente con la modalità della didattica a distanza e, anche nei prossimi mesi, almeno una parte delle lezioni si svolgerà così. Quali sono i rischi in ragazzi adolescenti?
L’adolescenza, come le altre fasi del ciclo di vita, porta con sè dei compiti evolutivi indispensabili per il passaggio alla vita adulta: l’adolescente infatti è chiamato a mettersi in gioco in un mondo nuovo fatto di responsabilità e di doveri dove, raggiungere obbiettivi e definire il proprio ruolo nella società, è il fine ultimo. La reclusione a causa della quarantena, così come la didattica a distanza, potrebbe ritardare il funzionale raggiungimento di questo traguardo evolutivo mettendo a dura prova il bisogno dell’adolescente di individuazione di sè stesso dal confronto con l‘altro, di “svincolo” dai propri genitori e di conquista, con la fatica della sperimentazione e l’entusiasmo che contraddistingue questa età, del proprio posto nel mondo. Il non poter relazionarsi vis a vis con il gruppo dei pari e degli adulti potrebbe avere risvolti diversi per i giovani: alcuni di loro potrebbero sentirsi sollevati al pensiero di non dover uscire di casa per affrontare il cambiamento evolutivo proprio di questa età, altri, potrebbero invece vivere questa condizione come una vera e propria privazione al sentirsi se stessi, viversi come “messi da parte” provando così sentimenti di non accettazione, incertezza, ansia, depressione e paura per il futuro.  Il compito dell’adulto in questo caso dovrebbe essere quello di riconoscere e sostenere le fragilità emotive dell’adolescente, tendergli la mano mostrando come questa situazione accomuni tutti e come diversi siano i modi per affrontarla, anche con l’aiuto di un professionista, qualora ne sentisse il bisogno.

Per i più piccoli si sono alternati periodi a scuola o all'asilo, a quarantene. Come spiegare cosa succede e come cercare di mantenere la loro serenità?
I bambini, al contrario di come siamo abituati a pensare, sono in grado di comprendere e sopportare situazioni difficili come questa che stiamo vivendo. L’attenzione degli adulti è fondamentale poiché, da buoni osservatori, i bambini hanno la capacità di captare le nostre emozioni e preoccupazioni e, se non hanno chiara la causa di queste, possono mettersi in allarme e preoccuparsi a loro volta. Trovare un linguaggio semplice ma chiaro per raccontare ciò che accade potrà aiutare a tranquillizzarli e a trasmettere loro la giusta fiducia. Gli strumenti da poter utilizzare a tal proposito sono diversi: disegni, canzoni, storie, filastrocche, metafore, tutto ciò che fa parte del loro mondo e che conoscono bene può essere d’aiuto a far loro comprendere la realtà delle cose.

L'uso delle mascherine, il distanziamento, la mancanza di contatto e di attività di condivisione negli ambienti scolastici come possono influire sui bambini? Come aiutarli a vivere questa quotidianità?
I bambini sanno accogliere con naturalezza l’introduzione di nuove abitudini ed hanno la capacità di “contagiare” positivamente anche chi è invece più restio a stravolgere la propria routine. Credo comunque che sia importante, soprattutto per i più piccoli preservare il più possibile una certa routine, scandendo in maniera flessibile e non rigida la quotidianità in modo da mantenere così dei punti di riferimento utili al benessere psico-fisico.

Che consiglio si può dare alle famiglie per affrontare più serenamente possibile i periodi di quarantena?
Il consiglio che mi sento di dare alle famiglie, e che io stessa metto in atto con la mia, è sicuramente quello di mettersi in ascolto dell’altro tenendo sempre presente l’importanza della condivisione delle emozioni: è fondamentale infatti non reprimere i sentimenti che più ci accompagnano in questo momento, onde evitare che questi possano prendere il sopravvento, lasciando invece spazio all’idea di una speranza comune. Poiché l’essere umano è un essere relazionale per natura, la sua “sopravvivenza” non può prescindere dalla relazione con l’altro per cui è indispensabile mantenere questa relazione al centro di tutto, con mezzi convenzionali e non.

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