Provincia unica, il sindaco Lucchi: "Il problema sono le funzioni"

"Caro Ancisi, non ho il piacere di conoscerla, ma per abitudine non tendo a "classificare" immediatamente gli sconosciuti. Nel suo caso, purtroppo, sta accadendo"

“Caro Ancisi, non ho il piacere di conoscerla, ma per abitudine non tendo a "classificare" immediatamente gli sconosciuti. Nel suo caso, purtroppo, sta accadendo”. Inizia così una nota che il sindaco di Cesena ha inviato a Alvaro Ancisi capogruppo dell gruppo consiliare "Lista per Ravenna" del Comune di Ravenna. “Questa mattina ho infatti letto una sua dichiarazione che cita: "E sono sempre i sindaci dei Comuni capoluoghi di tali ex province ad accapigliarsi tutti i giorni nei giornali su quale città sarà il capoluogo della Provincia Romagna, dato che la decisione a favore di Ravenna è sostenuta dai sindaci di Forlì e Ravenna, contestata da quello di Rimini e posta in discussione da quello di Cesena".

“Ora – interviene il sindaco -, poichè non la conosco, non posso naturalmente pensare che lei sia abituato a dir bugie. Per questo la prego di voler rettificare la sua nota per la parte che mi riguarda: la sfido infatti, a trovare una sola mia dichiarazione (inviata alla stampa, pubblicata su un social network, anche solo rilasciata in spiaggia tra amici) nella quale il sottoscritto abbia detto qualcosa (qualunque cosa) sul capoluogo della costituenda Provincia della Romagna. Il tema è centrale e certo il Sindaco pro tempore di Cesena non da oggi ha proprie opinioni sull'argomento".

“Ma la voglio rassicurare: per quel che mi riguarda prima viene il tema delle funzioni che verranno assegnate alle costituende Province, con l'obiettivo di garantire una solida rete di servizi ai nostri cittadini; assieme a questo deve essere affrontata la ripartizione sul territorio romagnolo di funzioni, uffici periferici dello Stato, strumenti operativi, anche in questo caso con l'obiettivo, naturalmente, di non snaturare l'alta qualità della vita che arricchisce le nostre comunità e di rispettare la dignità delle città di Ravenna, Rimini, Forlì, Cesena e dei loro territori”.

“Per riuscirci conclude -, abbiamo di fronte a noi circa un mese di lavoro, durante il quale sarà bene attivare un dibattito ampio che, partendo dalle sedi istituzionali ed in particolare dai Consigli comunali, coinvolga le associazioni economiche e sindacali, con l'obiettivo di garantire che al Consiglio delle Autonomie Locali (CAL) venga elaborata la miglior proposta possibile per il futuro dell'Emilia-Romagna.
Quanto al capoluogo ed alle altre strutture, ragioniamone con equilibrio, senza fretta, assieme e, magari, senza dimenticare le politiche di area vasta che su molte questioni fondamentali (sanità, trasporti, cultura, per esempio) con gli amici Sindaci Matteucci, Balzani e Gnassi ci hanno portati da lungo tempo a "fare assieme", garantendo una concretezza di livello ben diverso - e migliore - del chiacchiericcio tutto giornalistico di questo periodo al quale, mi dispiace notarlo, lei ha appena portato un contributo”.

Pronta la risposta di Ancisi che fa pubblica ammenda: "Ha ragione. Andando a memoria sul fiume di dichiarazioni e di articoli (sei solamente ieri in una rassegna stampa pur limitata) ho fatto confusione. Gliene darò atto. Mi scusi".

LA REPLICA DI ANCISI

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Nella mia nota di ieri: “SU RAVENNA CAPOLUOGO DI QUALSIASI NUOVA PROVINCIA ROMAGNOLA NON SI DISCUTE. È per legge, prima che per buon senso”, era contenuto un passo critico verso “i sindaci dei Comuni capoluoghi” delle attuali province romagnole, per il fatto “di accapigliarsi tutti i giorni nei giornali su quale città sarà il capoluogo della Provincia Romagna”. Avrei dovuto escluderne il sindaco di Cesena, Paolo Lucchi. Egli stesso mi ha precisato che non esiste “una sola dichiarazione (inviata alla stampa, pubblicata su un social network, anche solo rilasciata in spiaggia tra amici) nella quale il sottoscritto abbia detto qualcosa (qualunque cosa) sul capoluogo della costituenda Provincia della Romagna”. Nel fiume di articoli apparsi sui giornali in questi giorni, avevo equivocato. Me ne sono scusato.

Lucchi ha voluto, inoltre, cortesemente precisarmi la sua posizione: “La voglio rassicurare: per quel che mi riguarda prima viene il tema delle funzioni che verranno assegnate alle costituende Province, con l'obiettivo di garantire una solida rete di servizi ai nostri cittadini; assieme a questo deve essere affrontata la ripartizione sul territorio romagnolo di funzioni, uffici periferici dello Stato, strumenti operativi, anche in questo caso con l'obiettivo, naturalmente, di non snaturare l'alta qualità della vita che arricchisce le nostre comunità e di rispettare la dignità delle città di Ravenna, Rimini, Forlì, Cesena e dei loro territori. Per riuscirci, abbiamo di fronte a noi circa un mese di lavoro, durante il quale sarà bene attivare un dibattito ampio che, partendo dalle sedi istituzionali ed in particolare dai Consigli comunali, coinvolga le associazioni economiche e sindacali, con l'obiettivo di garantire che al Consiglio delle Autonomie Locali (CAL) venga elaborata la miglior proposta possibile per il futuro dell'Emilia-Romagna. Quanto al capoluogo ed alle altre strutture, ragioniamone con equilibrio, senza fretta, assieme e, magari, senza dimenticare le politiche di area vasta che su molte questioni fondamentali (sanità, trasporti, cultura, per esempio) con gli amici Sindaci Matteucci, Balzani e Gnassi ci hanno portati da lungo tempo a "fare assieme", garantendo una concretezza di livello ben diverso - e migliore - del chiacchiericcio tutto giornalistico di questo periodo al quale, mi dispiace notarlo, lei ha appena portato un contributo”.

Su questa parte, ho risposto così: “Sono d'accordo su quello che dice, che in parte coincide con quello che, pur con taglio tagliente, ho chiesto. Noto comunque che Lei inserisce anche "il capoluogo" tra "le strutture di cui ragionare con equilibrio". Non sarei d'accordo se questo significasse "equilibrare" la designazione di Ravenna come capoluogo, di fatto obbligatoria, con la scelta di altre sedi di istituzioni e servizi pubblici che necessariamente dovranno essere rapportate alla nuova più vasta dimensione provinciale. Per ognuna si dovrà discutere della specifica convenienza in termini funzionali, evitando di ragionare con "una cosa a me, una a te" e ancora di più con "tu hai avuto il capoluogo, a me tocca questo". Sono certo che anche Lei è d'accordo. La strada migliore, lasciando a parte il capoluogo che non ne ha bisogno, è di far precedere ogni specifica scelta politica sulle nuove sedi di istituzioni e servizi pubblici a misura del nuovo livello provinciale da uno studio rigorosamente tecnico che valuti oggettivamente l'efficacia, l'efficienza e l'economicità delle possibile alternative. Lo chiamerei, per analogia coi progetti edilizi, uno studio di fattibilità. Del resto, si tratta pur sempre di costruire, e che costruzione! Colgo anche l'occasione, per biasimare - come ho sempre fatto - che la Regione Emilia-Romagna abbia legiferato di costituire il proprio Consiglio delle Autonomie Locali (CAL), richiesto dalla Costituzione italiana, riservandolo totalmente ai sindaci ed escludendone una qualsiasi, sia pur minima, rappresentanza dei consigli comunali. Peraltro, di fatto, nella nostra realtà politico-istituzionale dell'Emilia-Romagna, questo significa che  un così importante organismo è a modello bulgaro, nel senso che taglia fuori gran parte del corpo elettorale dall'avervi voce in capitolo. Nell'ordinamento dei Comuni italiani dopo il fascismo, i sindaci, non più podestà, del resto come i presidenti delle Regioni, non ancora governatori, sono organi esecutivi dei rispettivi consigli, al cui "indirizzo politico-amministrativo" sono (sarebbero) vincolati (art. 42 del testo unico). Se spetta a questo tipo di CAL elaborare "la miglior proposta possibile per il futuro dell'Emilia-Romagna", come Lei giustamente afferma, e ancora peggio se i sindaci ivi convocati per decidere tanto e tale  futuro ne trattano come si legge sui giornali (Lei escluso), lasci che me ne preoccupi per la nuova Provincia Romagna. Scusi anche lo sfogo. Cordialmente”.
 

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