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La Consulta si esprime sull'utero in affitto. "Vietato dalla legge, non forzare la legislazione"

Il Popolo della Famiglia cesenate: "L’utero in affitto è vietato dalla legge 40 che prevede pene severe"

"Mercoledì la Corte costituzionale è chiamata a decidere sulla vicenda di due donne, una statunitense e l’altra italiana, sposate negli Usa, che hanno deciso di avere un figlio ricorrendo in Danimarca alla fecondazione assistita eterologa.  È un altro tentativo, come è avvenuto per il suicidio assistito, di “forzare” la nostra legislazione per via giudiziaria. L’utero in affitto è vietato dalla legge 40 che prevede pene chi realizza e pubblicizza la maternità surrogata con la reclusione fino a due anni e una multa fino a 1 milione di euro". Lo dichiara il Popolo della FamiglIa cesenate. 

Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia. “Mi auguro che domani l'ideologia di Bibbiano non entri in Corte costituzionale. Legittima l'utero in affitto escludendo la figura materna dall'orizzonte di vita di un figlio ed è l'ideologia di due mamme che escludono la figura paterna dall'ideologia di un bambino - rimarca Adinolfi - Facce di una stessa medaglia, lesioni evidenti di un diritto primario e naturale dell'individuo: sapere chi sia tuo padre e chi sia tua madre".

"Come dicono i sani detti popolari, 'di mamma ce n'è una sola'. Non ci sono ragioni in diritto che tengono  perché non ci sono ragioni in natura per cui si possa dire che un figlio sia stato partorito da due donne e perché dal punto di vista del diritto non esiste alcuna formula familiare riconducibile a due donne: l'articolo 29 spiega infatti che la famiglia è la società naturale fondata sul matrimonio", conclude Adinolfi.

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