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Caso Saman, l'assessore: "La religione non può essere il mezzo di giustificazione della violenza"

"La religione non può, e non deve, essere il mezzo di giustificazione di una violenza che con l’onore e la fede ha ben poco da spartire"

"Di fronte alla drammatica vicenda di Saman, una mozione come questa non fa altro che accendere il dibattito sbagliato: non quello sul femminicidio, ma quello islamofobo perpetrando visione riduttiva e semplicistica che vede in questa storia un mero scontro tra la cultura occidentale e la cultura islamica. Ma la religione non può, e non deve, essere il mezzo di giustificazione di una violenza che con l’onore e la fede ha ben poco da spartire". Inizia così la risposta del nuovo assessore alla cultura Giulia Rogai, in seguito alla presentazione in consiglio comunale del gruppo di opposizione Cambia Mercato discussa il 22 giugno 2021. 

"Ci scandalizza il karo-kari Pakistano, ma si ignora l’arretratezza con cui l’Italia ha trattato pratiche patriarcali e tribali quali il matrimonio riparatore o il delitto d’onore, abrogate solo nel 5 agosto 1981.  Pensando a Saman non è difficile paragonarla a Franca Viola, che negli anni ‘60 rifiutò il matrimonio riparatore con il suo stupratore, o riflettere su quanto i genitori delle nostre madri o delle nostre nonne facevano per conservare la purezza delle loro figlie… Eppure non tutte queste storie vengono dal passato: dall’inizio dell’anno ad oggi sono 41 le donne vittime di femminicidio (l’ultimo avvenuto il 19 giugno). Sono ancora troppe le storie come quella di Saman, storie di donne vittime di un patriarcato che colpisce chiunque si opponga alle sue dinamiche, che legittima comportamenti di oppressione privazione e svilimento; e che soprattutto, non può essere ricondotto a una mera questione religiosa, bensì culturale." 

"E come Comune, il nostro impegno di fronte a storie come questa, è quello di allontanare la sorda strumentalizzazione di stampo razzista dal dibattito politico, ma promuovere invece una riflessione sull’informazione e la protezione, sugli investimenti nelle politiche di integrazione, sul rafforzamento e riconoscimento dei diritti (primo fra tutti quello di cittadinanza), e su azioni mirate al coinvolgimento sociale delle donne." 

"Il gruppo di maggioranza si è dimostrato contro alla citata mozione, in quanto priva di una visione di insieme capace non solo di riconoscere la complessità della questione, ma anche ignorante dei progetti perseguiti dal Comune stesso in questi anni di mandato e in collaborazione con l'Unione Valle Savio; continua infatti la dichiarazione della maggioranza: Mozione presentata da un gruppo che ignora le attività portate avanti nel proprio territorio: è da tre anni che il comune promuove un corso di integrazione ed inclusione volto verso donne migranti, iniziativa che rafforza il legame e l'inclusione con il territorio.  Se si parla di iniziative di protezione e tutela è doveroso anche sottolineare iniziative quali il numero di reperibilità in comunione con l'Unione (ulteriore conquista, in quanto oltre al merito di offrire un servizio alla persone offre un monitoraggio aggiornato della situazione locale e di tutta la vallata); per non dimenticare la presenza di uno sportello di ascolto decentrato del Centro Antiviolenza di Cesena e di tutta l'Unione Valle Savio".
  


 

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