Ausl Unica, i sindaci del cesenate: "Il governo resta nelle nostre mani"

All'indomani dell'approvazione della legge regionale di costituzione il territorio cesenate, attraverso una dichiarazione congiunta sottoscritta da quattordici sindaci, esprime soddisfazione per il risultato raggiunto

All’indomani dell’approvazione della legge regionale di costituzione dell'Azienda Sanitaria della Romagna, il territorio cesenate, attraverso una dichiarazione congiunta sottoscritta da quattordici sindaci, esprime soddisfazione per il risultato raggiunto: “L’approvazione della legge regionale di costituzione dell’Azienda Usl della Romagna, votata ieri dall’Assemblea regionale, rappresenta per il territorio cesenate un risultato importante, frutto di un impegno collegiale delle istituzioni e delle forze sociali cesenati”.

“Dal testo della legge, così come richiesto dalla nostra Conferenza Territoriale sociale e sanitaria e come emerso dal dibattito con le comunità del cesenate, emergono concrete garanzie per lo sviluppo della sanità locale e romagnola. L’azienda unica della Romagna, che per dimensione è la quinta azienda d’Italia, rappresenta, infatti, uno strumento adeguato di riduzione dei costi amministrativi, gestionali, di approvvigionamento, logistici; una struttura che può assicurare anche nel lungo periodo di liberare risorse per l’ammodernamento delle attrezzature e della dotazione tecnologica e per lo sviluppo dei servizi sanitari: la rete ospedaliera primaria e secondaria, i servizi ambulatoriali rivolti al territorio e quelli afferenti all’integrazione socio-sanitaria. - scrivono i primi cittadini - In un momento in cui la sanità italiana è interessata da un ammontare di tagli nazionali, lineari, che per il quinquennio 2010-2015 si stima arriveranno a 30 miliardi, la costituzione dell’azienda unica della Romagna può concretamente mettere in salvaguardia il servizio sanitario cesenate e romagnolo, rappresentando strumento utile per continuare a riconoscere ai cittadini, con universalità di prestazioni, il diritto di cura”.

L’approvazione della legge regionale è stata preceduta, lunedì scorso a Rimini, dall’accordo unanime delle istituzioni locali sulle modalità di controllo e di governo della nuova azienda: tutti i 75 comuni della Romagna, con diritto di voto pesato sulla popolazione residente effettiva di ognuno, entreranno a fare parte della nuova Conferenza territoriale sociale e sanitaria. Sulle decisioni inerenti le materie determinanti per l’assetto ed il funzionamento dei servizi, opererà in seno alla nuova Conferenza il principio di collegialità e le decisioni saranno prese con la maggioranza qualificata dell’85% della popolazione residente. In particolare, su tre materie: l’approvazione del documento di programmazione di tutti i servizi sanitari e socio-sanitari (PAL), la modifica degli ambiti dei distretti, qualunque altro atto di natura organizzativa relativo alla distribuzione sul territorio dei servizi a valenza sanitaria o socio-sanitaria”, affermano i sindaci.

“Decisivo il rafforzamento per il ruolo dei Distretti socio-sanitari, che nel cesenate sono due (Cesena/Valle Savio e Rubicone/Costa), come luoghi di analisi e valutazione dell’efficienza dei servizi e, soprattutto, dell’innovazione e dell’implementazione di nuove risposte ai bisogni dei cittadini. Nessun timore, dunque, per le sorti del governo dell’azienda sanitaria unica, il cui controllo resterà saldamente nelle mani dei comuni. Ora si apre, piuttosto, una nuova fase di confronto per il consolidamento degli obiettivi che hanno guidato le istituzioni cesenati verso il nuovo assetto della sanità romagnola:  centralità dei presidi ospedalieri, sviluppo delle case della salute, integrazione fra sanità e servizi sociali. Sappiamo di dover continuare a migliorare il servizio sanitario locale ed anche, da oggi, di poter guidare la crescita dell'intero sistema sanitario regionale. Lo faremo nuovamente con il coinvolgimento delle comunità locali, delle forze sociali, delle associazioni, dei lavoratori coinvolti, nell’interesse di tutti i cesenati e di tutti i romagnoli”, chiudono.

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