Ausl unica, la Uil: "Dubbi sul come farla e non sul se farla"

"A nostro giudizio i cittadini delle Province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, trarranno grandi benefici dalla migliore qualificazione dei servizi, cosa possibile con una gestione unitaria delle scelte e delle risorse"

"La Uil - comunica in una nota - ha in molte occasioni affermato che la costituzione dell’Ausl della Romagna è una grande opportunità. A nostro giudizio i cittadini delle Province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, trarranno grandi benefici dalla migliore qualificazione dei servizi, cosa possibile con una gestione unitaria delle scelte e delle risorse".

"Per la Uil non esiste un problema sul “se” ma sul “come” realizzare l’azienda, affinché il risultato finale sia costruito nell’interesse delle collettività locali e del personale dipendente.
Non si tratta semplicemente di una fusione delle attuali 4 Aziende, si tratta di strutturarsi con modelli organizzativi innovativi che salvaguardino la sanità pubblica, individuando il giusto equilibrio nella gestione delle risorse, della dislocazione, qualità e quantità dei servizi, nella direzione di evitare duplicazioni ma con il fine di una completa autosufficienza delle prestazioni sanitarie, alcune delle quali oggi non presenti in Romagna, salvaguardando il bene primario della universalità di accesso da parte dei cittadini".

"Queste premesse dovranno confrontarsi con un’oggettiva complessità derivante dalla dimensione del territorio di riferimento, oltre 5000 km2, con circa 70 Comuni e una popolazione di oltre 1.100.000 di residenti, a cui si aggiungono le presenze turistiche. Come Uil valutiamo quindi opportuno andare oltre alla Legge Regionale per discutere e condividere intenti e prospettive sui futuri assetti dell’Ausl della Romagna".
In primis chiarezza e certezza sulla governance vale a dire sulla responsabilità delle scelte di programmazione che, in un contesto così articolato deve poter contare su criteri di assunzione delle decisioni tali da rappresentare tutti i territori.
La UIL intende confrontarsi nel merito con le Conferenze Socio Sanitarie Territoriali auspicando la condivisione di un protocollo di impegni a cui attenersi, diversamente rischia di prevalere quella parte di dibattito inconsistente e spesso strumentale, con il rischio in assenza di accordi, di creare grandi apprensioni e di non garantire appieno i cittadini e gli oltre 14.000 lavoratori delle attuali Aziende Sanitarie.

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