Plautus Festival, conto alla rovescia: lettera di benvenuto al pubblico

In previsione della rassegna teatrale dal 14 luglio al 21 agosto, le parole di benvenuto in una lettera congiunta del sindaco di Sarsina, Enrico Cangini e dell'Amministratore Delegato Orogel, Bruno Piraccini

In vista dell'imminente apertura del Plautus festival, annuale rassegna teatrale all'arena plautina di Sarsina che raduna il meglio delle produzioni nazionali, il neo sindaco di Sarsina Enrico Cangini e l'amministratore delegato di Orogel Bruno Piraccini hanno dedicato una lettera al pubblico che invaderà la cittadina romagnola nelle serate dal 14 al 21 agosto. Quella in arrivo sarà la 58esima edizione.

"È dal 1956 che Sarsina marca la scena teatrale italiana nel nome del suo Tito Maccio Plauto, campione della comicità letteraria e popolare: un appuntamento che ritorna, per la cinquantottesima volta – da sabato 14 luglio a martedì 21 agosto –, con il Plautus Festival 2018. Per un cartellone con dodici spettacoli: una strepitosa trilogia plautina (Pseudolus, Miles gloriosus, Aulularia); i campioni del dramma antico: Eschilo (Orestea), Sofocle (Antigone), Virgilio (Eneide), Seneca (Troiane); la tradizionale incursione nella modernità nutrita di classici: Pirandello (Il fu Mattia Pascal) e Dürrenmatt (La morte della Pizia).

Ma a ben guardare fra le maglie di testi e autori, spicca l’intrigante connessione di figure femminili mitiche e mitopoietiche, funzionanti quali vero e proprio file rouge dell’intero programma. Ecco imbandito e declinato il suo campionario: le donne desiderate e carpite da giovani lenoni e soldati fanfaroni (Plauto); le madri e le spose vittime di guerre estenuanti (Troiane), non credute nei loro vaticini (Cassandra), che si fanno beffe della creduloneria degli uomini (Pizia); le donne che, tradite nella loro dignità e nel loro amore, non esitano a compiere gesti estremi, pur di denunciare un sistema di valori tutto declinato al maschile (Medea, Didone); le donne artefici e vittime del proprio destino, nell’eterna lotta fra maschile e femminile (Orestea); le figlie e sorelle coraggiose che non si arrendono di fronte all’arroganza e alla violenza del potere, anteponendo all’osservanza delle leggi il primato della coscienza e della pietas (Antigone).

Un’infilata di modelli ed eroine antichi e contemporanei, veicolatori di pensieri originali e audaci, materializzazioni immortali che per il tramite della parola e della scena bussano alla porta della nostra modernità con la forza dell’urgenza tematica e della bellezza riflessiva. Chi mai potrà dimenticare l’Antigone sofoclea, l’eroina consapevole di compiere una «empietà pia» (v. 74) che proclama l’universale valore delle leggi eterne degli dei («io non credevo che un uomo mortale potesse infrangere le leggi degli dei, non scritte e immutabili: perché non oggi né ieri, ma sempre esse vigono», vv. 453-455)?

Questa stagione teatrale sarsinate in realtà ci sottopone, con i testi di autorevoli commediografi-tragediografi e con la voce di tanti personaggi femminili, pagine di saggezza: perché, come canta il coro di Antigone, «di gran lunga il primo elemento della felicità è l’esser saggi» (v. 1348); e ci offre ancora una volta la lezione dell’umanesimo: dal momento che – come Sofocle fa dire al coro del primo stasimo – «L’esistere del mondo è uno stupore infinito, ma nulla è più stupendo dell’uomo» (VV. 332-333).

Ciò equivale a un atto di fede nella poesia e nella cultura. Ne era consapevole Plauto, che nella scena IV di Pseudolo (vv. 401-404) fa dire al campione dei suoi servi: «come il poeta, quando si accinge a scrivere, cerca quello che non c’è in nessuna parte del mondo, eppure riesce a trovarlo e rende simile al vero ciò che è pura finzione; così farò io, proprio come un poeta!». Ma lo era pure il grande sociologo Zygmunt Bauman – scomparso appena un anno fa – quando affermava che si può uscire dalla crisi del nostro tempo scommettendo su un «nuovo umanesimo».

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Il teatro classico, dunque, ha molto da dirci: basterà mettersi in ascolto, per il divertimento della mente e dello spirito. Perché è questa la dinamica della cultura."

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