Santonastaso dà vita alle storie di Andrea Pazienza: così i fumetti conquistano il teatro

Personaggi straordinari, la Bologna del '77, ritratti spietati e un intreccio di vite per raccontare il mondo di Paz. Andrea Santonastaso: "quello di Paz è il linguaggio dei giovani"

Pentothal, Zanardi, Pertini e l'universo unico della Bologna del 1977 vanno a popolare per una sera il Teatro Petrella di Longiano. Lo fanno attraverso le opere immortali di Paz, invitate sul palcoscenico da "Mi chiamo Andrea, faccio fumetti", lo spettacolo di e con Andrea Santonastaso, in programma venerdì 31 gennaio, alle ore 21.

Attore, comico e conduttore radiofonico, il bolognese Andrea Santonastaso torna a vestire i panni di fumettista per omaggiare uno dei più rappresentativi e innovatori disegnatori italiani: Andrea Pazienza (1956-1988). L'opera di Paz ha segnato profondamente l'Italia e la città di Bologna con una serie di albi e personaggi che non smettono di avere successo. All'inizio degli anni Duemila era stato il cinema con il film "Paz!" a celebrare l'arte di Pazienza, ma ora è tempo che sia il teatro ad accogliere il suo universo ironico, tagliente e assolutamente reale. A raccontare questo unico incontro fra teatro e fumetto è proprio il protagonista (insieme a Paz) dello spettacolo: Andrea Santonastaso.

Santonastaso, che significato ha per lei, bolognese di nascita, portare in vita la storia di Pazienza che ha vissuto e ambientato diverse storie proprio a Bologna?

Approfitto dello spettacolo per raccontare la Bologna di quel periodo e del fermento culturale, sociale e politico che la hanno caratterizzata alla fine degli anni '70. Lo faccio con l'amore della città e con l'amore infinito che nutro per l'arte di Andrea Pazienza. Sul palcoscenico racconto Paz mentre disegno. Ne parlo sentendomi inadeguato, proprio come Salieri che si trova a confrontarsi con Mozart nel film "Amadeus".
Pazienza è stato a Bologna negli anni in cui il 77 Bolognese rappresentò un fenomeno storico per il nostro Paese. Io ho colto il pretesto per raccontare tutti e due. La parte principale è però quella che si riferisce a Paz, perché poi la città gli si è rivoltata contro e lui è stato costretto ad andarsene. Ma per fortuna la sua opera è rimasta eterna. Chissà cosa ci avrebbe raccontato oggi con i suoi fumetti...

Cosa ci avrebbe raccontato?

Secondo me ci avrebbe ritratto alla perfezione. Paz sa cogliere il fulcro del racconto generazionale. Aveva la capacità di raccontare il mondo in cui viveva con precisione e allo stesso tempo scherzandoci sopra. Ci avrebbe immortalato tutti con lo smartphone tra le mani. Chissà come avrebbe raccontato la campagna elettorale appena conclusa? Con i citofoni e tutto il resto. Sarebbe stato preciso e puntuale, ne sono convinto. Paz ha raccontato addiritttura un Presidente della Repubblica come Pertini, un personaggio politico che forse non ha eguali in Italia, rappresentandolo come un eroe. Mentre con altri uomini politici è stato spietato.

Qual è l'elemento che più la affascina delle opere di Pazienza?

Dal punto di vista tecnico la sua grande capacità di disegnare, sicuramente. Tutt quelli che lo hanno frequentato, conosciuto e studiato lo ammettono: è stato un artista impareggiabile. Poi mi affascina la sua capacità di raccontare in un linguaggio perfetto il mondo che lo circondava. Non è stato solo un ottimo fumettista, ma anche un grande scrittore: sapeva essere poetico, ma anche ironico e graffiante.

Portare il fumetto a teatro comporta delle difficoltà?

Disegnare mentre racconto Paz, mi mette in difficoltà. Disegno con un pennarello su dei grandi pannelli bianchi, ma che alla fine non saranno più bianchi. La prima difficoltà è produrre qualcosa che ricordi almeno vagamente Andrea. L'altra difficoltà è la tecnica recitativa. E passare da una fase all'altra è complicato. Inoltre cerco di metterci sempre qualcosa di nuovo, cerco di creare e inventare. Per fortuna sono molto aiutato dalla regia di Nicola Bonazzi e da Christian Poli che ha scritto lo spettacolo.

Anche lei ha un passato da fumettista...

Sì ho studiato da fumettista. In scena, di fatto, incrocio la mia vita con quella di Andrea Pazienza. A Bologna ho studiato con dei grandissimi insegnanti, ma di fronte a Paz puoi solo dire: "Un po' so disegnare". 
Il mondo del fumetto lo porto sempre con me. Anche ieri mattina, appena venuto a sapere della tragedia di Kobe Bryant, ho disegnato e postato un schizzo. Il fumetto è il modo più sincero che ho di esprimermi.

Sul palco dovremo aspettarci una biografia?

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No, assolutamente. Sarà qualcosa di più complicato. Racconterò la mia vita attraverso quella di Paz e la sua vita attraverso la mia. Da questo intreccio nasce e si forma lo spettacolo. Il mio disperato bisogno di inseguire Paz e conoscerlo. Racconterò dei maestri di cui son stato allievo, i grandi autori del fumetto che popolavano la Bologna di quegli anni. E' giusto che anche le giovani generazioni conoscano l'arte di Paz e il mondo che lo circondava. Vorrei che venissero tanti giovani a teatro. Mi sono già esibito di fronte a tanti ragazzi del liceo e li ho visti coinvolti, perchè quello di Paz è ancora il loro linguaggio. Il loro mondo.

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