"Il Sonno di Psiche" di Luciano Paganelli

La freddezza emozionale del pigmento declinato mediante infinite sfumature dell’azzurro, la rappresentazione analitica del soggetto, ottenuta con la moltiplicazione dei punti di vista, si contrappongono all’erotica dolcezza di Psiche colta in un attimo di estremo abbandono. Il polittico "Il Sonno di Psiche" di Luciano Paganelli, esposto alla Chiesa di San Zenone dal 25 maggio al 7 giugno, diviene così il luogo dello spaesamento, dell’inciampo visivo, dell’emozione, che incanta e procura sommovimenti interiori in chi guarda: aspetti propri dell’arte e della pittura.

Apuleio (letterato latino del II secolo d. C.) nelle Metamorfosi scrive di Amore e della bellissima Psiche, di Venere e delle sue gelosie, trattando tematiche senza tempo e mettendo in scena l’allegoria dello scontro fra ciò che è razionale e ciò che è istintivo, fra intelletto e cuore. Psiche, costretta da Venere a superare innumerevoli prove di ritorno dagli inferi aprendo la pisside colma di “sonno”, affidatale da Proserpina, cadde in un immenso torpore.

Paganelli in modo maturo e consapevole, perseguendo la sua lunga indagine sulla figura umana e sul Mito , sfidando l’ortodossia culturale degli ultimi decenni che ha imposto solo deserti pseudo-concettuali divenuti fortemente accademici, riconduce l’atto del dipingere verso il vero saper fare e dove l’aspetto intellettuale e culturale sta nel collocare la pittura e l’estetica in ambiti in cui l’etica non è un episodio marginale ma è al centro del discorso. L’artista si avvale degli strumenti propri della disciplina pittorica: chiaroscuro per costruire i volumi e dare corporeità all’immagine, prospettiva per inserire la figura nello spazio, ragione e sentimento per agganciare l’oggetto al nostro tempo. Il pittore, apportando alcune significative modifiche alla sublime Psiche del 1822 dello scultore purista Pietro Tenerani (rimozione dell’ampolla e delle ali della fanciulla, resa più sintetica e meno naturalistica delle rocce, leggere deformazioni alla figura), si appropria di un momento particolare del Mito, quello del profondissimo abbandono, divenendone esso stesso un nuovo e moderno interprete. Mai come oggi appare attuale, adeguata ed opportuna la scelta che l’artista compie indagando Psiche dormiente. Troppo facile citare Il sonno della ragione genera mostri dello spagnolo Francisco Goya molto caro a Paganelli. Non dimentichiamo che la psiche nella psicologia moderna è considerata come l’insieme delle funzioni e dei processi capaci di dare all’uomo la consapevolezza di sé e del mondo.

Aperto tutti i giorni dalle 16,30 alle 19,30. Chiuso il giovedì.

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