Scavati nel tufo al Rio San Michele: ecco come si viveva nei rifugi ai tempi della Guerra

Organizzato dall'Associazione Pro Rubicone sarà possibile sabato vedere in diretta i disagi della guerra. Il raduno, per coloro che vorranno rendersi conto di come scorreva la vita delle popolazioni civili durante i combattimenti in quei luoghi nella seconda guerra mondiali, è fissato in via San Michele a Calisese di Cesena per le 16.30 per poi essere accompagnati a vedere due autentici rifugi di guerra per famiglie scavati nel tufo al Rio San Michele ed utilizzati nel settembre-ottobre del 1944.

Ad accompagnare, oltre ai volontari dell'Associazione Culturale Pro Rubicone che hanno materialmente scavato per riportare alla luce i due preziosi luoghi storici, ci saranno anche dei testimoni di allora come Vittorio Angeloni che da bambino visse quell'esperienza fatta di paura, fame, solitudine. I due rifugi si trovano poco distante, attraversando i prati in direzione della collina, da via San Michele e furono  scavati sui fianchi del pendio nel tufo, riparati e nascosti, allora come oggi, da una folta vegetazione. "Li costruì mio padre con altri - dice Vittorio Angeloni - nell'agosto del 1944 tutto a mano con l'aiuto di un piccolo asinello che portava fuori  la terra scavata che veniva gettata nei dintorni. In questi due rifugi trovarono posto quattro famiglie con sei o sette bambini per venti giorni da settembre a ottobre di quell'anno, oltre a loro  una mucca per il latte e il solito asinello che pascolavano davanti ai rifugi".

"Vita grama - continua il bambino di allora - quel poco che c'era da mangiare lo cucinavamo accendendo il fuoco in un fornello scavato nel terreno, mentre i papà erano lontani in prossimità delle proprie case per proteggere quel poco che si aveva. La paura per i  frequenti  bombardamenti di artiglieria e degli aerei alleati che passavano a mitragliare e bombardare era tanta questi non venivano tanto a colpire Calisese e la sua vallata, ma la vicina ferrovia e la via Emilia, ne conseguiva però che tutte le zone intorno erano insicure".

"Fu un periodo durissimo - continua Angeloni - freddo e molto piovoso, il fango bloccava tutto anche i veicoli cingolati in particolare quelli degli alleati. I tedeschi a difesa della zona erano degli 'Jager' di una divisione di fanteria da montagna ancora equipaggiati con cavalli e, in genere, rispettosi della popolazione anche perchè qui non avvennero scontri con i partigiani tali da sollevare le loro ire". I due rifugi ospitarono le quattro famiglie Angeloni, Galassi Grilli e Valdinoci che si cementarono fra loro nel proteggersi vicendevolmente e stabilendo solidi legami che continuarono nel dopoguerra.

Il recupero dei due rifugi, ma come loro ve ne sarebbero altri non molto distanti  purtroppo in cattivo stato di conservazione e in luoghi impervi, vede l'impegno appassionato dell'Associazione Pro Rubicone che da molti anni attua ricerche ed approfondimenti storici  per la valorizzazione del territorio del fiume Urgon e per la sua identificazione con lo storico Rubicone attraversato da Giulio Cesare. I due rifugi di guerra sorgono nella vallata del Rio San Michele parallela al torrente (Urgon) – Pisciatello che scorre in prossimità. 

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